Atti del congresso

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Pier Carlo Bocchi
Presidente della Fondazione ASPI

Riassunto

Egregio signor Consigliere di Stato, Spettabili autorità,

Gentili signore, egregi signori, Care colleghe e cari colleghi,

è con grande onore e altrettanto piacere che vi porgo il benvenuto a questo congresso, voluto per sottolineare i 20 anni d’esistenza della nostra istituzione. L’elevato numero complessivo d’iscrizioni ci ricompensa, già sin d’ora, del lavoro svolto e testimonia l’interesse suscitato dal tema del maltrattamento infantile. Il nostro intento è di sviluppare la riflessione attraverso sguardi diversi e complementari al fine di riuscire a cogliere le peculiarità del fenomeno, considerato a giusta ragione un problema complesso e a più sfaccettature.

Discorso completo

Questo congresso costituisce l’ultimo degli eventi della rassegna “L’infanzia preziosa - Le politiche familiari nel Ticino dal Novecento a domani”. Rassegna che ha visto coinvolti la Biblioteca cantonale di Lugano, con l’Archivio di Stato del cantone Ticino e l’Ufficio del sostegno a enti e attività per le famiglie e i giovani, in un’asse inedito tra il Dipartimento dell’educazione, della cultura e dello sport e il Dipartimento della sanità e della socialità. Questa sinergia è stata perfezionata con il contributo del settore privato che ha implicato l’Istituto von Mentlen di Bellinzona, l’Associazione Archivi Riuniti delle Donne di Melano e la nostra Fondazione. Di questa collaborazione mi rallegro particolarmente e, a nome della Fondazione ASPI, desidero ringraziare in special modo il Dipartimento della sanità e della socialità per la considerazione ed il sostegno concessi alla nostra iniziativa.

Per secoli l’idea dell’infanzia come il periodo più felice e spensierato della nostra vita si è sviluppata come una bella fiaba. La realtà è invece molto più cruda e preoccupante. Secondo le statistiche ogni anno più di 1 milione di bambini è vittima di trafficanti internazionali. Molti di loro sono costretti a prostituirsi e a fare lavori degradanti. In ampie parti del mondo i minori si trovano coinvolti in conflitti armati.

Molti, troppi bambini, lottano ogni giorno per sopravvivere nelle grandi megalopoli, vittime di un sistema economico-finanziario, ormai globalizzato, che tende sempre più al benessere di pochi ignorando i minimi bisogni vitali di molti. Sistema che, detto per inciso, si regge soprattutto sui comportamenti dei cittadini che abitano la parte fortunata del nostro pianeta; comportamenti che a volte sono tesi a soddisfare in modo smisurato i propri bisogni personali a scapito degli interessi collettivi.

Succede così che, nonostante il quasi assoluto riconoscimento che i minori devono essere considerati esseri umani dotati di diritti inalienabili ed universali, essi rimangono esposti a vari tipi di maltrattamento e di abuso che limano le potenzialità di un individuo fino a sgretolarle. In questo modo si alimentano società che accettano l’inaccettabile, società dove è lecito picchiare i bambini, umiliarli, insultarli e brutalizzarli.

La tentazione di pensare che i bambini nei paesi più favoriti siano risparmiati da questi maltrattamenti è spesso grande. Certo ai bambini che vivono nei paesi più sviluppati sono generalmente scongiurate le forme più violente del maltrattamento. Ciò nonostante, sarebbe improprio pensare che da noi questo fenomeno sia stato ormai debellato. Al contrario, le statistiche dimostrano che nessun Paese al mondo è al riparo da questo problema.

In Inghilterra nel 2007 ci sono stati 27900 abusi, negli Stati Uniti ogni anno scompaiono circa 800 000 bambini. La Svizzera rimane purtroppo uno dei Paesi con il tasso più alto di suicidio o di tentati suicidi fra i giovani, che spesso è l’effetto di maltrattamenti subiti durante l’infanzia o l’adolescenza. In Ticino, ogni anno mediamente vengono segnalati alla Magistratura più di sessanta casi di abuso; dato, che come ben si può intuire, costituisce la punta della punta di un eisberg, la cui base risulta difficilmente quantificabile!

Questi sono solo alcuni dati per capire, se ancora ce ne fosse il bisogno, come il fenomeno del maltrattamento non possa essere confinato a realtà sociali lontane dalla nostra.

Accanto a questi fatti, occorre aggiungere come certe convinzioni che considerano la sculacciata o la sberla delle pratiche educative sono purtroppo ancora molto diffuse anche alle nostre latitudini. Tale convincimento parte dal presupposto che le caratteristiche interne dei bambini devono essere rigorosamente corrette, perché fondamentalmente nocive. Per fortuna, recenti studi, purtroppo ancora poco conosciuti, dimostrano che la natura del piccolo essere umano è buona e che sono certi metodi basati sulla violenza educativa ordinaria a fare di un bambino un disadattato ed un violento. Con conseguenze inquietanti, perchè la violenza educativa ha buone possibilità di trasformarsi in violenza durevole. Molto probabilmente, in effetti, un bambino oggetto di violenza diventerà un adulto soggetto di violenza, per il fatto che l’uso della violenza, su un bambino da parte di un adulto carico di prestigio e di autorità, ne esce legittimato. Come si può comprendere si tratta di una spirale che difficilmente potrà essere interrotta senza l’adozione di puntuali azioni di sensibilizzazione, di prevenzione e di formazione.

D’altra parte, il maltrattamento prende corpo attraverso configurazioni diverse: l’abuso sessuale e la violenza fisica non sono infatti le uniche forme. Accanto a queste, occorre aggiungere il maltrattamento psicologico e la trascuratezza, quali forme meno facilmente identificabili, ma altrettanto dannose per i bambini che ne sono oggetto. Evidentemente, porre l’accento su questi altri aspetti meno appariscenti appare senz’altro indispensabile. Nondimeno, la questione merita un ulteriore sviluppo allo scopo di estendere la riflessione. In effetti, occuparsi di maltrattamento non significa ancora promuovere le condizioni per uno sviluppo educativo adeguato del bambino.

In altre parole, intraprendere delle azioni per promuovere il diritto dei bambini a non essere maltrattati non aiuta di per sé a definire le condizioni per essere ben trattati.

È in questa dinamica che l’ASPI ha invitato alcuni dei più fidati esperti al mondo, i cui contributi ci permetteranno di sviscerare diverse questioni. Tre sono gli assi portanti: il primo è costituito dall’urgenza di definire/ridefinire possibili strategie di prevenzione del maltrattamento infantile e degli abusi sessuali. Su questo piano le presentazioni ci permetteranno di riflettere sulle ragioni, sulle modalità, sui tempi e, più in generale, sull’efficacia della prevenzione.

Il secondo asse riguarda la necessità di interrogarsi in merito alle condizioni che possono promuovere il buon trattamento. I bambini non hanno solo il diritto di non essere maltrattati, hanno pure il diritto di essere ben trattati. Ciò implica la necessità di interrogarsi sulla qualità delle relazioni che s’instaurano fra gli adulti - genitori, insegnanti, educatori - ed un bambino, partendo dal presupposto che una buona relazione, è una relazione volta alla crescita reciproca; una crescita intesa come sviluppo di acquisizioni interiori che portano nuovi modi di vedere e di sentire.

Il terzo asse infine vuole offrire uno sguardo operativo. Strategie d’azione, linee guida e varie esperienze per promuovere lo sviluppo dei diritti dei bambini saranno illustrate allo scopo di orientare le sfide del prossimo futuro.

Infine, permettetemi di sgombrare il campo da un possibile malinteso. Ragionare sul buon trattamento non significa incoraggiare lo sviluppo di una società che ruota attorno ai bambini, in cui i loro desideri e le loro richieste hanno sempre la priorità rispetto all’armonia familiare, all’equilibrio della coppia e al buon senso.

Il rapporto con il bambino non deve tradursi in un assoggettamento più o meno incondizionato dell’adulto teso al soddisfacimento puntuale dei desideri del piccolo, evitandogli la noia e la frustrazione. Al contrario, l’adulto deve saper sviluppare una relazione caratterizzata dal rispetto reciproco ovvero da un dialogo interpersonale basato su uguale dignità; il che presuppone la disponibilità a ricevere oltre che a dare. In parole povere, un adulto che nel momento in cui interagisce con il bambino non si pone nella condizione di poter “imparare” da lui, difficilmente sarà un genitore, un insegnante o un educatore efficace o, per dirla alla Winnicott, sufficientemente buono. Alcuni contributi proposti in queste giornate permetteranno precisamente di capire cosa fa di un adulto una persona responsabile e rispettosa, mostrando nel contempo quali sono gli ostacoli che deve saper affrontare per evitare di dimissionare dal suo ruolo educativo.

Concludo, ricordando che lo sviluppo della cura della relazione e del rispetto per l’infanzia costituisce l’obiettivo prioritario della nostra Fondazione. In questi ultimi anni abbiamo cercato di perseguirlo in modo particolare, coscienti che ciò rappresenti l’unica opportunità di trasformazione sociale della collettività. Ciò significa tener conto in primis dell’importanza di rafforzare l’autostima, quale dispositivo esistenziale d’immunità: se l’autostima è ben sviluppata siamo più felici e meno vulnerabili, abbiamo relazioni più soddisfacenti e siamo maggiormente capaci di entrare in sintonia empatica con l’altro, premessa indispensabile per dar vita progressivamente ad una società più equa e democratica.

Da oggi potremo operare con un valore aggiunto, grazie ai contributi, alle riflessioni e alle discussioni che sicuramente animeranno queste tre giornate intense di lavoro. Un arricchimento che mi auguro possa svilupparsi anche fra i numerosi partecipanti a questo congresso.

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