Atti del congresso

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Jean-François Chicoine
Jean-François Chicoine
Professore di pediatria, Centro ospedaliero universitario, Sainte Justine, Montréal, Canada

Jean-François Chicoine est un pédiatre et un éducateur Québécois - Canadien dont le travail est essentiellement basé sur la famille ou sur l’absence de famille. Sa formation académique, il l’a terminé sur Paris, à l’Hôpital Necker - Enfants malades, avant de retourner à son alma mater, le Centre hospitalier universitaire Sainte-Justine de Montréal, afin d’y œuvrer, d’abord aux urgences, puis aux consultations et aux hospitalisations en pédiatrie et en maladies infectieuses où il dirige actuellement la Clinique d’adoption et de santé internationaleFort impliqué sur la place sociale, avec les associations familiales et récemment avec les enfants orphelins du tremblement de terre haïtien, il a initié différents projets de santé au Canada et dans les orphelinats de nombreux pays, notamment au Vietnam avec la complicité de l’organisme Terre des hommes Canada. Professeur adjoint à la Faculté de médecine de l'Université de Montréal, en tant qu’enseignant, conférencier et chercheur, le professeur Chicoine s’intéresse particulièrement aux enfants migrants, abandonnés, à la santé transculturelle ainsi qu’aux relations parents-enfant, aux influences des médias sur le développement de la personne, aux services de garde à l’enfance et aux impacts cliniques de la théorie de l’attachement et des avancées récentes en neurosciences, de la première enfance à l’âge adulte. Passionné par l’éducation du public à la santé, et par tous les moyens de communication imaginables, il est auteur ou coauteur de livres ou d’essais, notamment de Le bébé et l’eau du bain, sur la sécurité affective des enfants fréquentant les crèches, et de L’enfant adopté dans le monde en quinze chapitres et demi, disponible en adaptation italienne sous le titre Genitori adottivi e figli del mondo. Auteur de nombreuses publications également, de formations éducatives et de portails électroniques, animateur et scripteur de séries scientifiques radios, télévisées et de films documentaires et de fictions, Jean-François Chicoine est reconnu dans les milieux universitaires et sociaux pour le caractère inconfortable de ses choix de sujets, par exemple la traite d’enfant, le port des armes à feu, l’age de délivrance du permis de conduire, la sécurité affective des antivaccinaux, la baisse de la pratique scolaire des jeux libres, les errances des systèmes d’éducation ainsi que la défavorisation et la négligence dans les pays économiquement les plus riches. Aux Éditions Québec Amérique, il est d’ailleurs le directeur de la collection d’essais en sciences sociales et médicales La santé du mondeEn 2002, il fonde avec Rémi Baril la société Le Monde est ailleurs dont il est le directeur scientifique, et qui se porte à la défense de la santé et des droits des enfants et des adolescents. Son travail clinique, de conférencier et son expertise éducative en général lui ont valu à lui et à ses collaborateurs des reconnaissances multiples, notamment de l’Université de Montréal, du Ministère Canadien de l’Industrie, d’Unicef Québec - Canada, de l’Association Nationale des téléspectateurs, de l’Académie Canadienne du cinéma et de la télévision et du Conseil Canadien à l’adoption pour une contribution exceptionnelle à la recherche et à l’éducation dans le domaine de l’adoption.

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L’importanza dell’attaccamento e le sue sfide. La prevenzione sin dalla culla

Riassunto

Nel corso di una conferenza mozzafiato, il pediatra Jean-François Chicoine, ci ha mostrato l’evoluzione storica della nozione dell’attaccamento. Infatti, dalla fine degli anni 1950, la teoria dell’attaccamento di John Bowlby, poi i primi tentativi di Mary Ainsworth volti a proporla con un vocabolario clinico, hanno permesso di meglio capire la costruzione della fiducia in sé, dell’autoregolazione comportamentale e dello sviluppo dell’alterità. Si tratta di una relazione attiva, evolutiva, fatta nella più grande prossimità, che si sviluppa tra il bambino e sua madre - o un’altra persona responsabile delle cure-, si costruisce nell’ideale tra sicurezza e tranquillità. Nel corso di tutta la vita di un bambino e di un adulto, il buon apprendistato di un legame sano e rassicurante permette al piccolo dell’uomo di dotarsi di un processo di trattamento dell’informazione per meglio riconoscere il mondo, meglio appartenere al mondo e meglio andare al di là del mondo. Nel caso contrario, la sua sopravvivenza, la sua salute, il suo comportamento, la sua scolarità, la sua vita intima, il suo giudizio ed il suo senso morale ne sono o ne saranno più o meno toccati. Durante la conferenza Jean-François Chicoine ha inoltre mostra delle diapositive sorprendenti, relative all’epigenesi delle strutture cerebrali. Di fatto, negli ultimi due decenni, la buona comprensione del sistema sensoripercettivo, dell’articolazioni tra le amigdale cerebrali e l’ipocampo come pure una migliore conoscenza della corteccia prefrontale destra, in somma tutte queste scoperte in campo neuroscientifico, e altre ancora, come l’importanza epistemologica dell’epigenetica, hanno saputo concretizzare le intuizioni della teoria dell’attaccamento. Per gli operatori sociali, i pediatri, gli educatori, si sono finalmente consolidati imprescindibili modelli di presa a carico di ferite e lesioni di bambini privati di traiettoria di vita felice. Non rimane che metterli in pratica.

Discorso completo

Buongiorno a tutti, è un privilegio essere con voi oggi. Spero che i traduttori capiranno il mio accento del Québec perché la presentazione è realmente in francese, in vero francese! Molte grazie a Myriam, grazie per il nostro incontro e per darmi l’occasione di parlare a tante persone, di ambienti differenti, anche di età differenti – è che in prima fila ci sono molte facce giovani – l’apprezzo molto, mi piace ed è un vero privilegio andare al di là.

Il tema di cui vi parlo oggi, l’attaccamento, ha trasformato la mia vita di pediatra. Ve ne parlerò oggi con grande trasporto. Vi parlerò dunque di attaccamento soprattutto degli aspetti costruittivi per tentare di convincervi che senza attaccamento niente è possibile. Né le relazioni madre bambino, né le relazioni di copia, né l’educazione, né l’altruismo, né la pratica di pediatra e neppure questa conferenza. Senza attaccamento, nessuno scampo!

Recentemente sul Montréal, leggevo in maniera distratta gli annunci funebri, mi accorgo che la Signora Iakourto, una vicina di lunga data è morta alla venerabile età di 99 anni. L’ultima volta che ho visto la Signora Iakourto, avrò avuto 5 o 6 anni. La Signora Iakourto mi ha fatto conoscere gli gnocchi. Mi ha mostrato la mia prima poesia in italiano. “Le casette stupefatte sono bianche come di latte tutto e ..”. Io non avevo una relazione affettiva con la Signora Iakourto salvo che, quando avevo 5-6-7 anni, la Signora Iakourto mi viziava, mi curava e mi presentava i suoi gnocchi. Faceva parte del mio perimetro di sicurezza. Questo è l’attaccamento. Non è una relazione d’amore, è una relazione di fiducia, di sollievo (in francese: “apaisement”), di sicurezza affettiva. L’amore è un sentimento più evoluto, ma l’attaccamento è un elemento nettamente più basilare che permette la costruzione del sè e del rapporto con l’altro, e di seguito con tutti gli altri.

All’inizio della vita, il bambino vuole mantenere dei legami di vicinanza con sua mamma innanzitutto, a volte suo padre o ancora un’altra persona che dispensa le cure. Ciò è essenziale per la sopravvivenza del bebè. Pure quando si è abbandonati e una nutrice deve imperativamente occuparsi di noi assicurando una continuità nell’azione di sollievo (apaisement), normalmente dispensata dalla madre biologica. Altrimenti abbiamo l’ospitalismo, il vagabondaggio relazionale (in francese: “l’errance relationnelle”), i bambini di Ceausescu, la morte affettiva. L’attaccamento è innanzitutto un luogo di contatto, di sicurezza, di sollievo dallo stress. Non è un luogo di dipendenza, che si limite alla nutrizione, non è un luogo dove ci si sente assimilati e non è l’amore. L’amore, lo ripeto, è un sentimento più evoluto. L’attaccamento ha più a che vedere con la sopravvivenza del bebè che cresce e la perennità della sua specie.

Rivisitata a mio modo, la piramide di Maslow. La famosa piramide della persona in cinque fette. Nella fetta in basso potete vedere che i bisogni essenziali, di base, devono essere realizzati prima di tutti gli altri bisogni. Sono i bisogni di mangiare e bere, senza i quali evidentemente, la piramide crolla. Voi vedete in seguito che il bisogno di attaccamento e di conforto e di sicurezza è più importante di tutti gli altri bisogni per lo sviluppo, la continuità (persistenza) della persona. Per esempio, se io dico che una bomba ha buone probabilità di cadere su questo anfiteatro, malgrado tutte le relazioni d’amore e di sensi che voi già nutrite per me, ne sono sicuro, voi vi direte “no non è possibile!”. La permanenza dei legami di fiducia e di conforto e di tranquillità precederà i legami di amore e di relazioni affettive, precederà gli elementi accademici che si possono aspettare da un bambino. La realizzazione di una professione, dei talenti, questa precederà il senso alla vita che noi abbiamo. Quando, in qualità di persone chiamate ad intervenire, lavoriamo con senso per i bambini, bisogna sempre rendersi conto che se a loro sono mancati dei bisogni essenziali e di relazioni sicure con degli adulti, bisognerà fare dei legami tra i due. Questo comportamento è un comportamento che non è semplice, che non ha niente a che fare con “la dolce vita”, è un comportamento estremamente attivo che è ricercato dal piccolo in un pertugio temporale sensibile, i primi mesi di vita e che durerà e che si trasmetterà di generazione in generazione. Non si fonda, contrariamente alla teoria psicanalitica, su una pulsione o su una ricerca essenziale di nutrimento. È un comportamento autonomo che ha più lavoro interattivo tra il bebé - che abbozza i primi sguardi - poi il genitore, la mamma o la balia che porta il secondo o terzo sguardo. E’ il bebé che scatena il valzer interattivo. L’apprendimento di questo procedimento, in legame con l’esterno – che procura al neonato sollievo e sicurezza eliminando le sensazioni sgradevoli legate allo stress del vivente- è precisamente ciò che noi chiamiamo l’attaccamento del bambino. L’attaccamento permetterà il prosieguo degli apprendimenti del quotidiano, così come gli apprendimenti accademici, così come gli apprendimenti amorosi. L’attaccamento è una base per l’altruismo, la moralità e il giudizio e tenterò nella prossima ora e mezza di convincervi. E’ certo che l’attaccamento non è sempre securizzato, può essere presente ma essere detto non-securizzato e cioè non totalmente realizzato ma in parte realizzato: i bambini saranno più ansiosi, più collerici, più solitari di altri. A volte l’attaccamento si è  talmente mal realizzato che si associa a dei problemi di comportamento, di giudizio, di morale o di condotta. A volte l’attaccamento, soprattutto nei primi mesi di vita, l’attaccamento è stato talmente impossibile che il bambino è restato nel suo mondo e l’attaccamento, nei suoi disturbi può anche accompagnarsi a comportamenti autistici come qui, come si è potuto scoprire nei bambini adottati o ancora istituzionalizzati in Romania, dopo gli anni di Ceausescu. L’attaccamento è qualcosa di straordinariamente personale, ma qualcosa di molto contagioso che si ritrova ovunque nel mondo.

 

Se vi chiedo di costruirmi un Inukshuks, quante persone nella sala possono costruirlo? Ma ecco qui un Inukshuks, situazione banale per tutti gli Inuit del Canada. Per costruire un Inukshuks, bisogna averne visto uno. Per costruire una relazione personale, individuale, amicale o amorosa con altri, bisogna aver visto precedentemente nella propria vita una relazione di sicurezza e di conforto. Se non avete conosciuto la sicurezza e il conforto collegati all’attaccamento, in tutta la vostra vita costruirete degli Inukshuks che sono un po’ di traverso. Voi avete sperimentato questo genere di paesaggio, come Svizzera. Immaginate se voi siete etiopi, vivete nel Senegal, voi non potete sperimentare questo genere di paesaggio e dunque siete incapaci di riprodurlo. È la medesima cosa per le relazioni affettive. Allora quando si pensa all’attaccamento e a tutta la teoria dell’attaccamento che è stata sviluppata da Bowlby a partire dal 1958, Bowlby che si era accorto all’epoca che i bambini si ritrovavano sotto le bombe nelle braccia delle loro mamme funzionavano meglio a livello di sicurezza affettiva, di loro fiducia verso sé, rispetto a quelli che si è tentato di proteggere e che si aveva isolato dalla loro mamma, lui che ha lavorato durante degli anni, tra il 1958 e la fine degli anni Settanta, sulla sua teoria, quando si pensa all’attaccamento, si pensa molto evidentemente alla securizzazione, la tranquillità e l’affetto. Ma per ben riuscire questo era di fatto, le neuroscienze degli anni 1995, dunque circa 20-30-40 anni dopo Bowlby, ci hanno mostrato che era necessaria ugualmente integrità sensorio-percettiva e ugualmente uno sviluppo di funzioni esecutive, di funzioni cognitive e di linguaggio per arrivare alla continuità della persona.

L’attaccamento è avere l’esperienza, è avere un’esperienza del mondo. Il mondo come è percepito e non come è (Bowlby 1973). E si può ritrovarsi e ritrovare l’equivalente in poesia e nel teatro: Anton Tchekhov diceva: “ Non bisogna vedere la vita come è né come dovrebbe essere, bensì come appare nei sogni. (traduzione nostra)”. (La Moutte 1896). L’attaccamento è il modello operante interno che ne risulta. È un modo di vedere il mondo basato sulle nostre esperienze affettive; di tranquillità e di sicurezza anteriori. Questi modelli operanti interni sono personali per ogni individuo che li porta all’interno di sé per riferirvisi costantemente. Se voi avete un modello che è poco adatto, che è non-securizzato, un di traverso, voi riproporrete in realtà questo genere di modello tutta la vostra vita. Chi può sviluppare un bell’ Inukshuks? La mamma tradizionalmente, anche il papà o ogni figura di cura che potrà apportare, arrecare conforto al bambino. Purtroppo questo conforto non è sempre possibile. Voi conoscete questo mondo meglio di me, e i bambini che non sarebbero stati confortati, che non avrebbero avuto diritto alla relazione d’attaccamento, non conoscono questo genere di modello e vivranno una forma di discontinuità del mondo. Avranno una distanza cognitiva e sensoriale in rapporto al mondo, tenteranno di controllare il mondo piuttosto che essere confortati dal mondo. Si sentiranno assimilati dal mondo dunque, presenteranno dei disturbi di condotte, dei disturbi di comportamento, dei disturbi del sonno, delle crisi, degli stati di collera. Questi bambini non vivranno la colpevolezza. Vivranno sempre la vergogna. In inglese si dice: “shame based children”. Bambini che, quando si parla loro, sono convinti di non avere avuto un brutto comportamento, ma di essere una cattiva persona perché il loro modello operante, il loro Inukshuks è stato sviluppato come tale.

Il cervello ecologico visto da Schore ci insegna una cosa. Tradizionalmente abbiamo sempre visto lo sviluppo del nostro cervello negli uomini, da un punto di vista personale, come un materiale genetico che ci permetteva dunque di distanziarci dal nostro cugino più prossimo, in particolare la scimmia. Bisogna capire che il materiale genetico non è nulla nei confronti dell’influenza dell’ ambiente che ci circonda, sull’espressione di questo materiale genetico, ciò che si chiama epigenetica. Sono dunque le relazioni e la comunicazione che permetteranno alla genetica di esprimersi in questo o quel modo. Si misura in psicologia, nelle nostre scuole o nei nostri test, i comportamenti dei bambini. Ma bisogna ben capire che questi comportamenti dei bambini risultano di uno sviluppo cerebrale intrapsichico del tutto particolare. Per gli studenti in sala, nel 1975 noi non sapevamo niente sullo sviluppo delle emozioni e della cognizione. Tutto questo è completamente nuovo e tutto questo sta trasformando la vita e in particolare il lavoro che noi possiamo fare in pediatria o in scienze sociali.

Nasciamo straordinariamente con dei neuroni. Dunque ecco qui un dendrite. Sono a volte molto eccitati! I dendriti vanno a cercare l’informazione cerebrale di una cellula neurologica che trasformano attraverso a un assone e che la porta verso un’altra cellula. E ciò che si chiama neurogenesi. Dunque nei primi mesi di vita l’ambiente circostante permetterà al materiale genetico di svilupparsi fabbricando dei nuovi neuroni. Questa fabbrica di neuroni è molto importante fino a 3 anni, abbastanza importante fino a 5 anni e ancora molto importante fino a 9-10 anni. In seguito sviluppiamo abbastanza pochi nuovi neuroni, salvo in alcune sezioni del cervello. Desolato per voi, voi non fabbricherete nuovi neuroni oggi!

Ugualmente nei primi mesi di vita, il lavoro dell’ambiente circostante, dunque l’epigenetica sul cervello è di sfrondare i cattivi neuroni. Sorprendentemente noi nasciamo con un ingombro neuronale e il lavoro di una buona mamma e di un buon papà è di eliminare i neuroni di troppo. Si può anche immaginare che il cervello di un bambino maltrattato, sofferente o trascurato è ingombro di troppi circuiti e contiene più neuroni di quello di un bambino amato, ma dei neuroni che non sono efficienti.

Il terzo lavoro è dunque di mettere dei legami tra tutti questi neuroni. E` ciò che si chiama la sinaptogenesi, dunque di mettere un neurone in contatto con l’altro. La maggior parte di voi, se avete più di 24 anni, state facendo unicamente attualmente le sinaptogenesi come i bebè. D’altro canto fino a 23-24 anni c’è ancora la possibilità di miglioramento e di resilienza per voi perché fate sempre una sfrondatura neuronale. Ci si è accorti dunque che l’adolescenza non terminava a 17-18-19 anni ma, da un punto di vista delle neuroscienze, termina verso 23-24 anni.

E’ importante realizzare che sono le coccole che nutrono il cervello del bebè. E’ ciò che Winnicott chiamava L’Holding, L’Handling. E’ il modo di contenere il bambino, di manipolarlo, di presentargli degli oggetti. E molto semplicemente, ugualmente è una trascrizione filosofica, psichica di ciò che succede nella realtà neuronale. Man mano che il cervello si sviluppa, dunque, verso i 9-10 anni, fabbrica meno nuovi neuroni, d’altronde continuerà a eliminarne e a creare delle sinapsi e si mielinizzerà. Vale a dire che si circonderà di una sostanza bianca, di una guaina di mielina, e circondandosi l’efficienza dei neuroni diventa sempre più importante. Perché questo sviluppo neuronale? Per capire bene è soprattutto nei primi tre anni di vita del bebè che le relazioni affettive vanno dunque a influenzare lo sviluppo del cervello, che ha molto a che fare tra 3 e 5 anni e enormemente a che fare con i bambini in fase di latenza tra i 5 e 9 anni e che ha ancora a che fare a livello di relazioni affettive fino ai 23-24 anni. Dunque c’è sempre molto lavoro da fare, anche se gli Inukshuks sono stati sviluppati di traverso e anche se il bambino non ha potuto effettuare tutta la neurogenesi o lo sfoltimento neuronale che ci si sarebbe augurati. C’è sempre molto lavoro per i pediatri, gli operatori sociali e per gli psicologi.

Per rappresentare bene l’influenza dell’ambiente circostante sul cervello, Dan Siegal, che è uno psichiatra californiano che si serve sempre della sua mano. Per Dan Siegal il polso sarebbe tutto lo sviluppo sensorio-percettivo, la base necessaria alle funzioni emotive. Il pollice sarebbe lo sviluppo del sistema limbico e delle emozioni che si sviluppa soprattutto nei primi anni di vita, le dita sarebbero il cortex dunque l’intelligenza razionale slegata da emozioni, ma che si sviluppa gradualmente a partire dalla nascita, ma diventa sempre più utile e la punta delle dita, la fine dello sviluppo del cortex, in particolare il cortex orbito-frontale destro della parte della testa che si sviluppa molto tra 16-24 anni. Tutto ciò per fare capire bene che se le emozioni –dunque il pollice- non sono al posto giusto il pugno scoppia e niente sarà possibile con il cervello umano.

L’ascendenza dell’attaccamento ha le sue basi attraverso differenti teorie mondiali. Si sa che le specie animali che praticano il mutuo aiuto sono invariabilmente più numerose e più prospere e più aperte al progresso, come le formiche. Si sa a che punto l’attaccamento si è collegato al Darwinismo. E` l’ambiente circostante relazionale precoce che serve a equipaggiare l’individuo di un processo di trattamento dell’informazione. Questo sistema di rappresentazione è forse la funzione più importante dell’attaccamento. Detto altrimenti, l’altruismo e il sacrificio sono dei meccanismi di adattamento dell’evoluzione. Senza attaccamento non ci sarebbe evoluzione possibile. Si può vedere a che punto l’attaccamento del piccolo bebè per la sua mamma è garante per la sua sopravvivenza e in ugual misura per la sua salute.

Vi presento delle curve cerebrali di bambini abbandonati poi recuperati in seguito da genitori tramite adozione. Vedete qui il 3° percentile di crescita al di là del nutrimento, vedete qui dei bambini di circa 6 mesi, vedete semplicemente guardando il bambino e nutrendolo a che punto i diametri, dunque le circonferenze del cranio possono evolvere. Vedete qui un bambino che ho ricevuto dalla Romania a 28 mesi, vedete a che punto la neurogenesi è sempre possibile e che con un cervello sotto il 3° percentile di crescita, abbiamo ottenuto un 10° percentile di crescita semplicemente dando dei genitori a questo bambino. L’attaccamento dipende all’inizio da una manifestazione della genetica. Io l’ho detto: tutto succede come se il neonato fosse già programmato a voltarsi verso la mamma ad attaccarsi. Tutto è già a posto perché sia disponibile in quanto partner sociale interessante, come se i geni fossero in attesa di relazione e che purtroppo questa relazione non avviene sempre.

 

Alcune patologie genetiche fanno sì che il bambino non sarà disposto ad attaccarsi come altri bambini. Sono sindromi relativamente rare, le menziono di passaggio, come la sindrome dell’X fragile, la sindrome di Rett. Ci sono anche alcune teorie e prove scientifiche sulla trasmissione genetica dell’aggressività e anche si parla molto da qualche anno dei trasportatori di serotonina. Nelle sinapsi, alcune persone avrebbero una facilità dunque a trasmettere le informazioni o ad adattarsi rispetto ad altri, e che altri, in avversità relativamente leggere, potrebbero soffrirne. Ecco per la parte genetica dell’attaccamento.

 

Ma tutto l’attaccamento dipende da relazioni umane e dall’interrelazione tra il mondo e il piccolo bebè. I prematuri che sono talvolta molto isolati a livello sensoriale sono a rischio di attaccamento. Tutti i bambini che hanno avuto delle complicazioni alla nascita, che sono stati naturalmente separati dalla loro mamma, di cui la mamma è morta o che hanno una mamma depressiva, per esempio il 10-12% delle mamme fanno una depressione post-partum, i bambini che hanno una mamma che è intrusiva o troppo ansiosa o che è troppo evitante (che tende a evitare i conflitti), rischieranno dei problemi di attaccamento. Naturalmente i bambini abbandonati che hanno vissuto molte rotture, i bambini trascurati e evidentemente i bambini maltrattati avranno una difficoltà a condurre dei legami con l’ambiente circostante. Anche i bambini che sono malnutriti.

E attiro la vostra attenzione su 3 elementi che abitano dunque le nostre società sedicenti occidentali, su dei modelli d’attaccamento che sono abbastanza perturbati. Tutte le buone famiglie non hanno dei modelli affettivi capaci, in termini di sensibilità, di tranquillità e sicurezza affettiva, d’inquadrare un piccolo bebè. I  bambini sono messi troppo rapidamente negli asili nido, che incontrano 10-12 educatrici o che non hanno tempo, non soltanto la qualità del tempo, ma anche la quantità di tempo con i loro genitori sono a rischio di insicurezza affettiva. E ugualmente i bambini che, nella nostra società bonaria, dove tutto è permesso, e che mancano di disciplina e che sono in attesa di struttura svilupperanno ugualmente degli attaccamenti non-securizzati.

Allora personalmente ho applicato le teorie dell’attaccamento in differenti campi particolarmente nell’adozione, in particolare negli asili nido e più recentemente per spiegare il comportamento dei giovani conducenti d’auto, dove il bambino di 16 anni che sarà non-securizzato e che non avrà avuto il diritto, più giovane, ad elementi di conforto affettivo con i suoi genitori potrà essere colui che parte più rapidamente con la sua auto, colui che fa più scappatelle in auto, rispetto all’altro che è sempre stato salutare; potrà anche confondere la sua vita con quello dell’auto e anche suicidarsi o compiere dei tentativi di suicidio attorno dunque all’auto. Bisogna capire che i modelli affettivi che noi sviluppiamo da giovani li sviluppiamo per tutta la vita.

L’epigenetica si applica particolarmente all’abbandono. Ecco qui la traiettoria di un bambino abituale, la traiettoria di un bambino di cui le rotture sono state frequenti ed ecco qui il lavoro dei tutori della resilienza, degli educatori o dei genitori adottivi per il bambino che avrà avuto una discontinuità nelle sue relazioni affettive.

L’epigenetica si applica in particolare all’abbandono. Vi do qualche esempio di epigenetica all’asilo nido. Allora la durata di una giornata all’asilo nido, il tipo e la qualità del servizio di sorveglianza, la stabilità di questi servizi e di (colui coloro) che li dispensano, la formazione degli educatori, l’età nella quale il bambino ha iniziato a frequentare l’asilo nido, le caratteristiche individuali dei bambini, il loro sesso, il loro temperamento e certamente la loro salute. E io direi l’ambiente degli adulti attorno, il reddito delle famiglie e la qualità genitoriale al momento del ritorno del bambino. Tutto questo influenzerà la qualità delle relazioni del bambino con il mondo.

A livello quotidiano, ci si è accorti che i bambini non-securizzati cercano di controllare il mondo, che sono precipitati nella vergogna quando si tenta di chieder loro qualcosa su di loro (di loro) o di disciplinarli, si sa nelle nostre società gli studi che vengono dal Quebec dimostrano che c’è un rialzo di criminalità giovanile, e si sa che un’aggressività nell’asilo nido verso 3 o 4 anni costituirà un rischio 4 volte più grande di non terminare il diploma secondario. Come? cosa c’entra con l’insicurezza affettiva? Le traiettorie che si possono vedere nel piccolo bebé, ma ugualmente nel bambino prescolare che determineranno tutta la sua vita. Si sa che queste influenze provengono dall’ambiente e che è eco-sistemico o genetico a dipendenza della situazione dunque i bambini che sono stati esposti all’alcool, alla droga, (i bambini prematuri), i maschi soprattutto, quelli che presentano un deficit dell’attenzione, i disturbi del comportamento e dell’attaccamento, i ritardi di linguaggio, un inquadramento famigliare inadeguato, le mamme giovani, mamme fumatrici, che hanno un reddito poco elevato, hanno un rischio 5 volte più elevato. I bambini che sono stati testimoni di violenze all’interno della famiglia, situazioni di genitori depressivi o di criminalità di un genitore, tutti questi bambini sono più a rischio di insicurezza affettiva. Attenzione sempre, attenzione alle predizioni, ci sono anche dei bambini che possono diventare aggressivi e che non hanno dei fattori di rischio e anche dei bambini che evolveranno male senza fattori di rischio.

Vi ho parlato delle applicazioni possibili in sicurezza automobilistica, ecco altre applicazioni che noi facciamo in Quebec, in particolare è La Signora Boursier (dettagli?) che ha lavorato sul dossier. Sugli schermi, dunque sulla tele. Ci si è accorti che i bambini che ascoltano la tele molto presto dunque hanno un ostacolo multi sensoriale al loro sviluppo. I bambini hanno bisogno di toccare, hanno bisogno di movimenti, di prensione, ciò che la tele non dà loro. Loro hanno spesso un’immagine a due dimensioni, hanno un calo di abilità uditive e di linguaggio perché nessuno risponde loro. E’ veramente un ostacolo all’attaccamento e alla socializzazione. Dunque ritroverete in America del nord dei bambini molto giovani di un anno o due che ascoltano la tele 4-5 ore al giorno. Vedete in ugual misura che i disturbi dell’attaccamento, parecchi autori si sono interessati al loro aumento riguardo al tempo passato davanti gli schermi, la tele diventa genitore per parecchi bambini. In ugual modo, con le nuove tecnologie, ci si è accorti che la maturazione del cortex orbito-frontale, poteva non maturare bene se il bambino era semplicemente esposto agli schermi. Si sa che potrebbe avere un aumento dell’aggressività, ma si sa soprattutto che riguardo ai modelli affettivi che abbiamo sviluppato, per esempio, un bambino che sarà più isolato potrà avere più isolamento e desocializzazione man mano che il suo tempo condiviso con gli schermi e le nuove tecnologie aumentano in rapporto al suo tempo con le relazioni umane. Si sa soprattutto che potete esporre un bambino che ha una sicurezza affettiva a qualsiasi tele o tecnologia che volete, d’altro canto se questo bambino non è riuscito a sviluppare già una relazione significativa con gli adulti, si sa che è più a rischio di differenti elementi. Le famiglie disfunzionali, le famiglie a reddito basso, famiglie dove c’è aggressività, dove il bambino ha la tendenza a giocare i videogiochi o dove si uccide direttamente qualcuno, famiglie dove i genitori sono meno disponibili, sono più a rischio a causa dei loro modelli affettivi. Questo va a cambiare tutta l’ottica di tutti gli studi. Non c’è un buon o cattivo Internet, una buona o cattiva televisione, ne ha parlato ieri il dottor Pellai. Ciò che è importante da capire è dunque a chi dunque si applicano i nostri mezzi e i bambini che sono stati non-securizzati hanno più difficoltà di altri.

Con le nostre infermiere lavoriamo sempre con il modello eco-sistemico allora la minima osservazione è di identificare una problematica nel bambino e nella fratria, e più rapidamente si farà un intervento o all’asilo nido o a scuola, o ancora delle strutture che sono ancora più alte per tentare di condurre questo equipaggio con degli uomini e delle donne, come diceva Boris Cyrulnik, e a attorniare i bambini affinchè le cose cambino. Dunque se io riprendo il mio sviluppo sensorio-affettivo io tenterò di darvi qualche dritta per permettervi di ritrovarvi.

Ci si è interessati al polso, dunque ai sensi. Quanti sensi abbiamo per scoprire il mondo? Qualcuno vuole rischiare? Ce n’è 7: la propriopercezione (proprioception) e il sistema vestibolare che avete dimenticato. Il senso della vita, si scopre nei primi 6 mesi di vita. Per poter avere delle relazioni affettive, bisogna naturalmente aver sviluppato un sistema sensorio-percettivo che è adeguato. È integrando le informazioni del mondo che il bambino è capace di sviluppare una percezione di se stesso e del suo corpo. L’attaccamento, sì esiste come Bowlby e come è insegnato nelle scuole, ma dipende all’inizio da sistemi fisilogici e biologici che permetteranno il supporto affettivo.

Se si guarda il  il nostro cervello di poco fa, si capisce che l’attaccamento si sviluppa nel sistema limbico, all’inizio dipende dal tronco cerebrale, dal legame tra il visivo, il cortex visivo o il cortex uditivo. Dunque senza l’udito, la parola, il tatto e tutto, sarà difficile sviluppare delle funzioni affettive.

Sin dall’utero il bambino sente, si sa che riconosce la voce di sua mamma, la vista si sviluppa, il gusto si sviluppa, anche la propriocezione  si sviluppa. Il bambino percepirà già delle differenze di movimenti e avrà un’appetenza per essere cullato, il sistema vestibolare si svilupperà nell’utero materno. Si sa a che punto i bambini avranno meno disponibilità di altri per l’attaccamento a causa di una vita intra-uterina complessa. Tutti coloro che sono stati esposti al tabacco, al rumore, all’alcool, al mercurio, al piombo, ai pesticidi, al BPC, che hanno vissuto un enorme stress intra-uterino, ed è abbastanza nuovo avranno una sregolatezza degli stati di veglia e d’eccitazione constatati alla nascita che faranno dei bebè meno seducenti per le mamme già meno sensibili o con i loro problemi affettivi.

A quel punto anche l’eccesso di cortisolo, questo ormone dello stress, scatenato rispetto al non conforto del bebè - pure prima della nascita del bebé-, si metterà a ledere strutture limbiche responsabili delle funzioni esecutive tra cui la memoria. Si può anche dire che il bebè stressato durante la sua vita intra-uterina potrà essere un bambino che avrà più tardi una memoria di lavoro e un’attenzione diminuita semplicemente a causa dell’effetto del cortisolo sul suo sviluppo. T. Berry Brazelton sottolineva già che molti bambini che presentavano delle problematiche di stato di veglia e di sonno, bambini con delle difficoltà a securizzarsi potevano essere collegati a degli incidenti avvenuti durante la gravidanza. Sottolineava in egual misura che per molti altri bambini, per degli schock sensoriali o poco sensibili al dolore, che tutto questo può attaccarsi (s’incruster) e creare una piccola o grande storia di precedenti, con dei comportamenti sociali e antisociali che potranno sopraggiungere in seguito.

La sindrome di alcolizzazione fetale è clinicamente la situazione più tragica per lo sviluppo d’attaccamento tra un bambino e il suo genitore. Questo sopraggiunge in tutti i paesi del mondo, molto nel grande nord da noi in Quebec, naturalmente in Russia, in Corea del sud e in tutti i Paesi del mondo. Un bambino che ha dunque un labbro superiore che è ridotto, un’assenza di filtrum, dunque la base del suo naso inizio del suo labbro, delle orecchie ipiantate basse, degli occhi che sono più piccoli. A partire da stigma fisici, si è capaci di accorgersi che il bambino - perché avrà una motricità, una cognizione differente - avrà più difficoltà ad attaccarsi rispetto ad altri nella vita.

Parecchi bambini dunque avranno anche delle difficoltà particolari con il tempo, con il tatto, con il sistema vestibolare, con lo sguardo e la propriopercezione. Degli elementi, vi ricordo, che si sviluppano nei primi 6 mesi di vita. Si potrebbe dire che circa il 7% di una popolazione normale soffre di problemi d’integrazione sensoriale e che dal 10%-30% dei bambini che hanno avuto dei disturbi affettivi o una trascuratezza nella piccola infanzia o che sono stati istituzionalizzati, avranno un sistema neurologico proprio particolare.

Si potrebbe dire che circa il 7% della popolazione normale soffre di problemi d’integrazione sensoriale e che il 10 – 30% dei  bambini che hanno avuto dei problemi affettivi o una negligenza nella prima infanzia o che sono stati istituzionalizzati avranno un sistema neurologico molto particolare. Quindi cosa risulta clinicamente? Si tratta di bambini che presentano difficoltà con il contatto, una difficoltà a inghiottire, a essere presi in braccio o a farsi dare un bacio. Abbiamo notato nelle scimmie che i comportamenti aggressivi nella lotta erano più evidenti tra le piccole scimmie che erano state private del contatto.

Ugualmente, sappiamo quanto i bambini che hanno avuto delle difficoltà con il contatto avranno delle difficoltà in seguito a toccare e a essere coccolati. Sia per dei genitori adottivi, che per dei responsabili di asili nido o per dei pediatri ecco il tipo di prescrizione che si può fare per dei bambini. Prescrivere le braccia dei genitori, dei massaggi, delle carezze, fare dei baci all’eschimese con il naso, spazzolarli a casa, fare dei giochi impilando le mani. A Sainte Justine (Ospedale pediatrico di Montréal), chiediamo ai genitori di portare il bambino in braccio, molti bambini non sono mai stati cullati, questo ci permette quindi di mostrare loro a che punto il contatto si svilupperà e permetterà in seguito le funzioni dell’attaccamento. Tutto il sistema vestibolare potrà e dovrà essere preso a carico. Il fatto di essere cullato cambierà l’evoluzione del bambino come anche l’evoluzione della sua aggressività e del controllo di se stesso. Ecco quindi degli altri tipi di prescrizione per stimolare il sistema vestibolare, quello che permetterà in seguito le funzioni dell’attaccamento; e questo lo facciamo tutta la vita. Culliamo i bambini più piccoli, spingiamo i genitori a comperare delle sedie a dondolo per i bambini che hanno avuto delle difficoltà tra i 3-6 anni, offriamo loro anche delle seggioline propriocettive, per permettere loro di continuare a fare dei movimenti rotatori e poi gli insegnanti devono essere disponibili a  creare dei legami. Molti avranno delle difficoltà con lo sguardo. L’esempio è di un bambino che ha messo 3-4 anni prima di riuscire a guardare l’apparecchio fotografico. Lavoriamo anche con lo sguardo. Quindi ogni tipo di funzione neurosensoriale che ha un rapporto con il polso, per permettere l’arrivo del pollice, quindi le funzioni dell’attaccamento.

Naturalmente molti bambini come dice Michel Lemay, non dovranno essere inondati d’avvenimenti sensoriali, i bambini che hanno sofferto troppo saranno reticenti nello sviluppo di elementi sensoriali percettivi, quindi bisogna andarci piano con i bambini che hanno sofferto. Tutti questi elementi sensoriali permetteranno il trasferimento affettivo e permetteranno lo sviluppo di strutture che vanno al di là delle strutture neurosensoriali dell’inizio. Lo sguardo controllato, il contatto, le carezze, tutto questo permetterà quindi al cervello di svilupparsi bene.

Quello che Bowlby chiamava l’interesse o il piacere l’uno per l’altro si è poi chiamato accordo o sintonizzazione per Stern, si tratta semplicemente di vedere a che punto sono i momenti d’incontro per il piccolo bebè che permetteranno lo sviluppo armonioso del suo cervello, quindi la neuro genesi, l’eliminazione neuronale.

Il legame tra la sinaptogenesi, lo sviluppo delle nuove sinapsi e l’esperienza è stata avanzata da più ricercatori. Schore, che è uno dei grandi neurologi che ha più  pubblicato a livello di neuroscienze, esprime i legami tra adulto e bambino e parla di un “downloading” d’informazioni, un vero tele caricamento d’informazione dall’adulto al bambino. Peter Fonagy ha parlato di co-costruzione del pensiero riflessivo. Tutto questo per dire che il neonato sente che esiste uno spazio tra lui e l’altro, e che questo spazio è riempito dalla comunicazione.  “I genitori comunicano la loro comprensione di spirito al loro bambino e man mano che il processo continua i loro bambini cominciano progressivamente a capire lo spirito dei loro genitori. Questi  bambini diventeranno sempre più coscienti e capaci di comunicare il loro mondo interiore di sensazioni e percezioni, i loro pensieri e i loro affetti, i loro ricordi e i loro progetti, i loro valori e i loro giudizi. Questi bambini diventeranno ugualmente sempre più coscienti e capaci d’interpretare il mondo interiore degli adulti della loro cerchia.” (traduzione nostra) (Citazione di Peter Fonagy)

Quindi si utilizza Bowlby, i modelli operanti, gli Inukshuks le neuroscienze, vedete a che punto è l’ambiente che si costruirà, in termini neurologici, un cervello differente nel bambino. Quando c’è un problema neurosensoriale bisogna intervenire molto rapidamente secondo l’ambiente nel quale si lavora. Per esempio, lavoriamo con le scale della sensibilità materna, per cercare di vedere perché certe madri sarebbero meno sensibili che altre ai segnali d’allerta dei loro bambini. Si potrebbe dunque migliorare questi dati di fatto in maniera di sviluppare il tatto, l’udito e il sistema vestibolare del bambino per favorire lo sviluppo affettivo.

Questa grande ragnatela situata davanti alla porta del museo di Ottawa, della scultrice contemporanea Louise Bourgeois: si chiama “mamma”. Al suo interno contiene tre piccole ragnatele. Mi piace molto rappresentare lo sviluppo affettivo con questa ragnatela ed è anche la proiezione simbolica di quello che può essere una mamma. Per ben capire l’inizio della nostra vita, bisogna interessarsi all’amigdala cerebrale. L’amigdala cerebrale, infatti come l’amigdala del cervello, sono responsabili delle nostre reazioni di paura, di fuga o di collera. Bisogna immaginare che il bebè esprime il suo bisogno. Questo bisogno è espresso con la collera, la paura e la disperazione. È attesa una risposta dell’adulto. E ci deve essere perché il bebè è molto attento a che la risposta sia rapida, calorosa, coerente, prevedibile e finalmente il bebè si sente bene, si sente bene con gli altri, “posso riuscire con gli altri”. Questo stato di fatto non è sempre rispettato. Se la risposta arriva meno velocemente, il bebè viene cambiato quando ha freddo, allora il bebè sviluppa uno stress. Questi tre cerchi sono rappresentati dal “fight, flight e freeze”, quindi collera, ansia e rifiuto. Si potrebbe riprendere anche l’idea di Cyrulnik che dice che il peso di una sofferenza aumenta l’attaccamento e non la soddisfazione di un piacere. Per fortuna, un bebè normale, umano, soffre enormemente dal giorno della sua nascita quindi potremmo immaginare che se l’amigdala non fosse bloccata da uno sguardo parentale che diminuisce le reazioni di fight, flight e freeze, di paura o di sconforto, possiamo immaginare che il bebè non avrebbe l’appetenza per guardare l’altro, quello che invece ha. Una volta le emozioni - perché l’amigdala è responsabile della tonalità affettiva - erano registrate in memoria a corto o in memoria a lungo termine, come anche nella memoria episodica, le memoria degli avvenimenti, in un'altra struttura che si chiama ippocampo, come il pesce. Potete vedere che tutti questi elementi sono legati.

Immaginate oggi in sala, abbiamo tutti avuto da più giovani, delle reazioni di paura, di fuga e di collera e le abbiamo tutti impresse nel nostro cervello, nella nostra memoria, anche se non ce ne ricordiamo sempre. È per questo che parliamo di memoria senza ricordo. È irca a l’età di 3 anni che il bambino inizia a parlare ed esprime i suoi ricordi. Ma bisogna capire che dall’età di 2-3 anni gli avvenimenti della vita  buoni o cattivi che siano, sono impressi nel nostro ippocampo attraverso l’amigdala cerebrale.

In questa sala, oggi, possiamo dire che il 55% di noi è sicuro, quindi abbiamo avuto un’amigdala rassicurata da delle buone esperienze di vita incorporate nella nostra testa. Il 10% di noi è un po’ più collerico. Immaginiamo che un leone entri in sala: il 55% dirà ci piace tanto Dr. Chicoine ma dobbiamo uscire da qui! Un altro 10% di voi vedrà il leone arrivare in sala e fight: prendo una panca e attacco i leone, un altro 10% di voi vedrà il leone e avrà paura, sarà terrorizzato e faranno freeze, si metteranno a piangere, un altro 10% potrà dirsi mio Dio, non ne parlo e me ne vado dalla porta sul retro, si faranno mangiare... Questi elementi si sviluppano nei primi mesi di vita e determinano i nostri stili affettivi. Quindi non è perché siete fuggiti dal leone, combattuto contro il leone o avuto paura del leone che avete una malattia mentale, è soltanto che il vostro stile affettivo è particolare. È quindi in questi bambini che sono stati cresciuti con questo stile fin da subito, la malattia psicoaffettiva si istallerà.

L’amigdala cerebrale e l’ippocampo evolvono nei primi mesi di vita, nelle strutture un po’ più frontali di cui una che si chiama il gyrus cingolare. Quindi nei primi tre mesi di vita, il prolungamento nell’utero si fa dalla mamma, verso il 3-6 mesi comincia a scoprire il mondo ed esce dalla sua fusione interiore, come dicevano i psicoanalisti, e cominciano quindi a vedere il mondo, verso l’età dai 6 ai 9 mesi la sua amigdala cerebrale e il suo ippocampo e lo sviluppo del gyrus cingolare gli permetteranno un’appetenza, una scoperta del mondo aspettando nient’altro che una relazione con gli altri. Il bebè comincia allora ad affermare la sua presenza con sua madre o la sua nutrice. La maturazione dell’amigdala cerebrale continua sotto l’effetto del sistema simpatico e parasimpatico e la rende un’età molto importante che si chiama l’età dell’attaccamento selettivo, dagli 8-9 mesi ai 12-15 mesi il bimbo preferisce la mamma , poi il suo papà poi la sua nutrice. Il bambino seguirà sua mamma come un cagnolino. Il bimbo potrà quindi anticipare i rientri o gli arrivi di sua mamma e sarà più attivo nella relazione con lei. Se presentiamo il bebè di 6-7 mesi a tutti gli zii, zie ad una festa di famiglia, il bambino andrà allegramente da tutti quanti, ma verso gli 8-9 mesi, il bimbi si rifiuterà: è la paura dello sconosciuto. Questo corrisponde neuro biologicamente all’evoluzione dell’amigdala cerebrale che mostra e fa crescere il bambino in una relazione affettiva di fiducia e di guarigione relativamente esclusiva con 1 fino a 5 individui costanti, veloci e cordiali.  È a quest’età che molti bambini vedono per esempio troppa gente e hanno delle rotture, questo sviluppa una scarsa base di fiducia. Dico sempre che Cristoforo Colombo non avrebbe scoperto l’America se non avesse avuto una buona mamma, perché una volta che questa base di fiducia è stata creata tra l’anno e l’anno e mezzo di vita, il bimbo è capace di riconoscere la sua base di partenza e di poter eventualmente staccarsene per partire all’avventura.

Sappiamo anche attraverso le ricerche fatte a Montréal su topi e orsetti lavatori, che l’esposizione cronica allo stress, quindi ad un tasso elevato di cortisolo, diminuisce le funzioni dell’ippocampo. Si sa che i topo che sono stati molto coccolati dalle loro mamme hanno meno paura delle novità, hanno una memoria  d’apprendimento più grande, quindi si sa contemporaneamente che con queste funzioni d’attaccamento selettivo la memoria del bambino  sarà stata in relazione d’affetto e quindi portata a produrre molto poco cortisolo avrà eventualmente una migliore memoria di lavoro.  Questo potrebbe anche portarci a spiegare la prevalenza dei problemi di comportamento e le deficienze d’attenzione dei bambini anafettivi.

Un’altra cosa sulla base di studi che sono stati fatti sull’essere umano, purtroppo ancora nei bambini che sono stati trovati presso gli orfanatrofi rumeni, sappiamo che il volume del loro ippocampo era diminuito con il tempo. Il fatto di produrre molto cortisolo, quindi d’avere un’amigdala cerebrale mal costruita, il fatto di vedere 25, 30, 40, 50 volte al giorno il leone entrare senza avere la possibilità di un vicino o di una mamma rassicurante, sappiamo a che punto il cortisolo sempre elevato finisce per colpire diverse strutture del sistema limbico e finisce per dare una forma di abitudine allo stress che spiega i comportamenti a rischio che prenderanno poi più tardi nella vita. Possiamo anche dire che per avere una sensazione, per poter avere l’impressione di essere vivi, visto che il cortisolo è normalmente più alto – ci sono meno variazioni diurne-  è sempre elevato a causa dello stress. Certi bambini potrebbero essere portati in seguito ad avere più comportamenti da esternare o da interiorizzare.

L’attaccamento, spero di avervi convinti, dà una migliore fiducia in se stessi. Gli studi che vi ho citato, i miei appunti, li renderò disponibili, soprattutto per gli studenti per poter fare riferimenti. Tutti i ricercatori hanno dimostrato che i bambini che hanno sviluppato una relazione pacifica e di sicurezza affettiva, grazie ad una buona costruzione della loro amigdala cerebrale e di un buon deposito delle informazioni dell’ippocampo hanno una migliore concezione di loro stessi, sono meno vulnerabili, più divertenti, meno stressati, meno collerici, hanno una migliore abilità cognitiva e accademica; vedete il legame con la memoria di lavoro, sono più in grado di giudicare l’amore, l’odio, il piacere, il disgusto, hanno più prospettive, più giudizi, sono più alla mano. Hanno anche un migliore benessere.

Tutto questo si sviluppa nel primo anno di vita. Dopo i 12-15 mesi, troviamo la cattiva reputazione della parte di teoria dell’attaccamento: bisogna staccarsi, scollarsi. L’attaccamento contiene anche il suo contrario, il suo antonimo; è il distaccamento. La natura è fatta bene, c’è un sistema di controreazione, quando il bambino si attacca troppo alla sua figura materna, quando il bambino diventa come un orco e un mangione, la mamma, lei dice “tstst” ed è già il primo freno dell’attaccamento che permette di autoregolarsi. Quindi dall’età di un anno, il bambino comincia a staccarsi. Una mamma alla quale il bimbo è attaccato è capace di lasciarlo piangere un pochino, perché il bambino finisce per autoregolarsi da solo e capisce fino dove può andare.

Quindi ecco lo stesso diagramma, il bambino desidera, lo voglio, e l’adulto comincia a mettere i suoi limiti, è pericoloso, no, non toccare questo, voglio impedirti di farti male, voglio prendermi cura di te e soddisfare i tuoi bisogni…, il bambino dice sempre: non mi piace quando me lo impedisci, lo voglio comunque, l’adulto gli dice ti proteggo malgrado tu non sia d’accordo, quindi il bimbo alla fine dirà: va bene! Se questi due elementi non sono sempre a posto, se il bambino non è strutturato, naturalmente può sviluppare un problema della sicurezza affettiva.

Diversi autori si sono interessati a quello che chiamiamo il disaccordo intenzionale o non intenzionale. Lo sviluppo dell’autoregolazione comincia a formarsi quando il sistema d’attaccamento del primo anno di vita si è ben insediato. Ecco quindi il bambino disponibile per la disciplina e l’apprendimento e per Klein e Foster Klein sarebbe l’inizio della controreazione, della coscienza morale e del giudizio. Vi ho parlato di una migliore fiducia in se stessi, ecco ora grazie al lavoro che viene fatto tra i 12 e i 15 mesi,questo lavoro è fatto meglio da una mamma o un papà o da un’educatrice dell’asilo nido conosciuta dal bimbo; certe educatrici degli asili nido fanno più fatica ad autoregolare un bambino perché quest’ultimo non ha sviluppato una relazione d’attaccamento con loro e ci vogliono almeno 2 o 3 mesi soprattutto per la fase d’attaccamento selettivo e tra gli 8 e i 15 mesi per sentirsi pacifico con un adulto, per accettare, per autorizzarlo ad esercitare la sua autorità.

La seconda funzione dell’attaccamento, la migliore capacità d’adattamento. Tutti quei ricercatori hanno potuto dimostrare che i bambini con un buon attaccamento sono più flessibili, hanno una migliore strategia davanti alle avversità, hanno meno difficoltà comportamentali in classe, un controllo più facile delle emozioni, un buon equilibrio tra le opportunità, le sfide e i rischi, una migliore padronanza delle esperienze difficili e delle delusioni.

L’altro genitore è spesso il papà. La funzione del papà è da valorizzare. Se la mamma agisce con il contegno, con il suo sguardo, cullando, la funzione d’attaccamento per il papà è spesso presa a carico dal movimento. La mamma si attacca come appena descritto mentre il papà buttando il bambino in aria. Il papà, facendo le cose meno bene che la mamma, mostrerà al bambino che si possono avere delle relazioni d’attaccamento diverse a seconda delle persone con cui si lega. Diversi autori hanno dimostrato in Québec o in Francia da “Le Camus”, a che punto il padre può prendere più tempo col bambino rispetto alla madre, a giocare e a leggere con il bambino; dandogli da mangiare, consolandolo; utilizza più facilmente il nome del bambino, espone più facilmente il bambino a delle difficoltà rispetto alla mamma, ha un tipo di comunicazione differenziata, lo stimola, fa un po’ la lotta con il bimbo;  tutto questo lo porta ad una migliore soluzione dei conflitti. Il fatto di poter quindi dare una funzione particolare al padre di metterlo in una posizione d’individuazione rispetto al bambino è anche una forma d’attaccamento più maschile, più portata sulla motricità e il movimento, ma potrà essere il complemento delle funzioni materne dei primi mesi.

Tutto questo per permettere lo sviluppo motorio, Cyrulnik mostra a che punto i bambini disadattati, non hanno voglia di sviluppare della motricità pertanto l’attaccamento permette lo sviluppo motorio e anche quello cognitivo.. Ecco un bambino con un punto rosso sulla fronte. Questo punto rosso, finirà per grattarlo a 18 mesi perché si riconoscerà in uno specchio se vede il punto rosso, tranne quando non ha avuto la fortuna di sviluppare delle relazioni affettive, se la sua amigdala cerebrale sta sempre producendo del cortisolo, sarà solo verso i 20 – 24 -25 mesi che si riconoscerà in uno specchio. E se vi mostro questa foto, è per farvi vedere a che punto il trasferimento dell’affetto viene fatto verso la cognizione. Voi siete in Svizzera, dove c’è stato il più grande promotore del pensiero cognitivo. Il pensiero cognitivo si sviluppa grazie ad una cornice affettiva che lo precede. Anche il linguaggio sopraggiunge in seguito all’attaccamento e eventualmente a tutto il sistema sociale. Bisogna capire come lo fa  Neils Peter Rygaart - uno psicologo danese che mi piace molto - che il bambino che non sviluppa un adattamento possibile con le funzioni d’adattamento, proverà a cambiare il mondo; e per usare anche i termini di Piaget, bisogna quindi sempre avere l’impressione di essere assimilati, quindi se il bambino non è riuscito ad essere placato dall’adulto, cercherà sempre di contestare gli adulti e di cambiarli.

Le migliori competenze interpersonali saranno sviluppate dal bambino, quindi bisogna capire delle migliori competenze sociali, un’alterità e un miglior senso morale. L’attaccamento è legato alla collettività. Ci si chiede spesso la differenza tra attaccamento e adattamento. Bisogna capire a che punto l’attaccamento precede l’adattamento e la socializzazione, e che nei nostri mondi autonomi d’individuazione e di socializzazione, abbiamo la tendenza a dare troppa importanza alla socializzazione, agli studi prima di darla alle funzioni d’attaccamento. Abbiamo preso dei bambini da degli asili nido per accorgerci di quello che potevamo prevedere: gli avvenimenti legati all’attaccamento con i problemi di comportamento che presentavano a scuola. Abbiamo fatto la stessa cosa con gli attaccamenti rassicurati a scuola e con gli attaccamenti non rassicurati a scuola, e abbiamo fatto la stessa cosa in tutte le situazioni di vita scolastica per accorgerci che la continuità della relazioni d’attaccamento sia all’asilo nido come anche a scuola, poi all’adolescenza dove il bambino interagirà ancora con i suoi genitori, era l’elemento il più importante per una vita sociale con gli altri piccoli amici e una vita accademica  e un cambiamento possibile a livello di tutore.

Qualche elemento per terminare a livello della collettività. Bisogna capire che l’evoluzione del mio pugno, poi della mia amigdala, poi delle mie dita che rappresentano la corteccia, poi dalla corteccia orbito frontale che si sviluppa anatomicamente tra i 15 – 24 anni, tutto questo permette di meglio sentire l’altro; le sue funzioni d’empatia affettiva sono inizialmente modulate  dall’attaccamento e sono quindi il modo di poter interagire con l’altro, quindi la  base della moralità umana. Possiamo anche parlare di empatia cognitiva, quando ci si interessa piuttosto agli aspetti di corteccia frontale piuttosto che agli aspetti del sistema limbico, per capire che oltre che ai vissuti affettivi, per capire l’altro, per poter leggere nella sua testa. L’attaccamento per il bambino è inizialmente una miglior fiducia in se stesso, un miglior adattamento per il bambino, delle migliori competenze interpersonali e un miglior senso morale e la capacità di dare un giudizio.

Quindi, vi ho parlato degli stili d’attaccamento, vi mostrerò a che punto tutti questi elementi affettivi potranno appartenere al bambino. Vedete qui i rassicurati, i disorganizzati quelli che hanno combattuto con il leone,  che possiamo chiamare i Sumo, quelli che hanno avuto paura del leone, che possiamo chiamare i Velcro e quelli che sono scappati dal leone che possiamo chiamare i Soli. Con la classificazione proposta da Ainsworth, possiamo vede che tutti questi elementi d’attaccamento sono garanti dell’identità di un bambino. Sappiamo a che punto tutta la costruzione emotiva e cognitiva del bambino si realizzerà attraverso gli anni. Erikson, parlava di diffusione di ruoli o d’identità. Questa identità non è fatta solo di carità, è anche garante dello sviluppo duraturo, quindi di un’empatia cognitiva. Non è fatta solo di sopravvivenza, è garante della morale e non è fatta solo d’imitazione è garante del giudizio.

E’ in questa piccola sezione del cervello che si sviluppa e si raffina verso la fine dell’adolescenza, che fa che molti bambini che hanno delle difficoltà d’attaccamento, dei problemi d’attaccamento, delle difficoltà a realizzare il loro rapporto con gli altri, è in questa sezione del cervello, la corteccia prefrontale dorso laterale e prefrontale orbito frontale che si raffineranno le relazioni umane, che si raffinerà la stima di se stessi, il modo di leggere gli altri e l’autoregolazione dei comportamenti.

Sono attaccato a questo molo, che è davanti al mio chalet sul mio lago a Montréal, perché so che con i miei amici e la mia famiglia, sono capace di sviluppare dei legami d’attaccamento con il futuro. So anche che questo molo, ecco mia mamma con i miei nonni, questo molo è legato ad una forma di discendenza nella mia famiglia, e so che quando ero piccolo, sono io nelle braccia di mia madre, questo molo dall’inizio ha sviluppato con me una relazione sensorio percettiva che ha permesso il lavoro dell’amigdala cerebrale e dell’ippocampo e dopo ha permesso lo sviluppo relativamente armonioso della mia corteccia cerebrale e nell’adolescenza della mia corteccia orbito frontale per poter avere la fortuna d’avere incontrato Myriam e di essere qui oggi a parlarvi.

Sono disponibile per qualsiasi domanda e vi ringrazio per la vostra attenzione.

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