Atti del congresso

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Danya Glaser
Psichiatra per bambini e adolescenti, Londra, UK

Dr Danya Glaser is a child & adolescent psychiatrist in London, England.  Previously a developmental paediatrician, for many years she headed an integrated child protection service at Great Ormond Street Children’s Hospital, working respectively with the identification and treatment of emotional abuse; providing multidisciplinary assessments for Children Act proceedings and a post protection team working with children who have been seriously maltreated and their current, often new carers. Dr Glaser has taught, researched and written widely on various aspects of child maltreatment including sexual and emotional abuse, fabricated or induced illness; and the effects of child maltreatment on the developing brain.  With her research team she is currently completing a follow up study of maltreated children who have been subject to court proceedings, and a study on the efficacy of training on emotional abuse.  She is updating her co-authored a book on the evidence base on Attachment and Attachment Disorders.  Dr Glaser is immediate past president of ISPCAN and Visiting Professor at University College London and the Anna Freud Centre.  She also chairs an adoption panel.

Il maltrattamento psicologico/emozionale a 360 gradi: conoscere per meglio prevenire

Riassunto

Nel suo esposto Danya Glaser ci offre una panoramica sull’abuso emotivo del bambino, un aspetto specifico del maltrattamento infantile. Infatti, la sua conferenza risponde ai seguenti quesiti: “Cos’è un bambino? Cos’è l’abuso emotivo? Come si definisce? Come si riconosce? Come si dimostra? E poi, cosa si può fare al riguardo? È  dannoso o no, o in che modo è dannoso. Poi, con un’ultima considerazione iniziale, la dottoressa insiste sul come, a volte, le spiegazioni che troviamo per giustificare un abuso emotivo, ci distolgono dall’intervenire: “Perché per esempio questa madre ha sua madre – la nonna – alla quale è appena stato diagnosticato il morbo di Alzheimer; il padre è scappato da casa; il gatto è appena stato investito da un’automobile e lei è depressa ...  non è dunque sorprendente che la madre in questione stia trascurando emotivamente il bambino. A volte la comprensione delle ragioni per cui i genitori stanno maltrattando emotivamente i loro figli, o ignorandoli e trascurandoli emotivamente, ci fa sentire come se ne capissimo il motivo, e così ci dimentichiamo del bambino. Quindi queste motivazioni sono importanti, ma dobbiamo assicurarci che non ci trattengano dall’intervenire. In conclusione, la dottoressa Glaser condivide con noi la situazione nel Regno Unito spiegandoci che l’abuso e la trascuratezza emotivi sono probabilmente la forma più comune di maltrattamento e che questo tipo di maltrattamento si situa nell’interazione genitore-bambino. E, oggi più che mai, è possibile accorgersi e intervenire proteggendo un bambino abusato emotivamente.

Discorso completo

Buon pomeriggio, ringrazio infinitamente Myriam e la commissione per avermi invitato nella vostra bella città. Rimpiango di non poter parlare la vostra lingua meravigliosa, penso che l’italiano sia la lingua dal suono più affascinante. Questo è sempre il momento problematico del dopopranzo, perché la gente diventa sonnolenta, dunque vi invito a fare un po’ di lavoro tra di voi – penso che siate troppi per parlarvi direttamente, ma posso chiedervi di svolgere un po’ di lavoro tra di voi.

L’argomento di cui discuterò (abuso emotivo, trascuratezza psicologica, la Scuola americana nei riguardi del maltrattamento psicologico – spero che entro la fine di questo discorso vi riferirete a esso in termini di “interazioni dannose tra genitore-bambino”), è un aspetto specifico del maltrattamento infantile, ed io cercherò, in qualche maniera, di inserirlo nel contesto della conferenza molto vasta e interessante tenuta dal Professor Chicoine questa mattina. Ciò che voglio che facciate, giusto per cominciare, è di trascorrere un po’ di tempo, forse uno o due minuti (dopo interverrò per ricordarvi di smettere di discutere), parlando semplicemente con i vostri vicini, pressoché per un minuto, di quale genere di interrogativi avete su questa materia, cosa sperate di ricavare dalla prossima ora od ora e mezza, e poi magari - se non vi ho già risposto - potete pormi delle domande. Quindi vorrei solo che parliate tra di voi per un minuto e che vi diciate quello che volete sapere a proposito di questo argomento. Sentitevi liberi di parlare, tra di voi …

OK, spero che siccome ho generato delle domande ora controllerete per vedere in quale misura sto per rispondervi. Essendo una psichiatra posso leggere nelle vostre menti, e sospetto che il genere di domande che vi ponete è: cos’è un bambino? Cos’è l’abuso emotivo? Come lo si definisce? Come lo si riconosce? Come lo si dimostra? E poi, cosa si può fare al riguardo? Forse potreste voler sapere se è dannoso o no, o in che modo è dannoso. Questo è il genere di questioni che spero di trattare.

Dobbiamo cominciare inserendo l’abuso emotivo e la trascuratezza emotiva nel contesto complessivo del maltrattamento infantile. Come sapete, il maltrattamento infantile implica sia l’abuso – cioè: ciò che i genitori fanno e non dovrebbero fare ai loro bambini, o quando ne approfittano, cosa che non dovrebbero fare – ma anche la trascuratezza –, cioè: ciò che i genitori non fanno e che dovrebbero fare ai loro bambini.

Sappiamo che per tutte le forme di abuso, trascuratezza o maltrattamento infantile il danno – gran parte del danno che è causato - in realtà non è fisico, bensì psicologico, e influisce sul comportamento, le emozioni, i ricordi e chiaramente il comportamento del bambino. Sappiamo anche grazie a molte ricerche che numerose forme di maltrattamento infantile si manifestano spesso insieme. Dunque si può incorrere nell’abuso fisico insieme alla trascuratezza, si può incorrere nell’abuso sessuale insieme alla trascuratezza, e questa regola vale anche per l’abuso emotivo, che spesso si accompagna all’abuso fisico e alla trascuratezza. Tuttavia, è da considerare il fatto rilevante che si possono trovare abuso emotivo e trascuratezza emotiva senza che si manifestino altre forme di maltrattamento infantile, infatti alcuni bambini abusati o trascurati emotivamente sono vestiti molto elegantemente.

Inoltre – questo è davvero molto importante, il bambino può essere ferito senza che i genitori intendano ferirlo, e certamente nella legge inglese – con la quale sono ovviamente più a mio agio – non vige alcun bisogno di dimostrare che il genitore intendesse ferire il bambino, tutto ciò che c’è da sapere è che del male è stato fatto in conseguenza a ciò che ha fatto il genitore.

Naturalmente questo acquista molta importanza durante le nostre conversazioni con i genitori, perché non li affrontiamo per accusarli o rimproverarli, nonostante avremmo bisogno di considerarli responsabili.

L’ultima considerazione introduttiva da fare è che siamo tutti molto intelligenti, e tutti vogliamo comprendere perché le cose avvengono, e in particolare l’abuso emotivo. Quando avviene, cominciamo indagando perché questo genitore sta trascurando emotivamente suo figlio o perché questo genitore sta abusando emotivamente di suo figlio. È interessante che, qualche volta, le spiegazioni che troviamo ci distolgono dall’intervenire, perché per esempio questa madre ha sua madre – la nonna – a cui è appena stato diagnosticato il morbo di Alzheimer; il padre è scappato da casa; il gatto è appena stato investito da un’automobile e lei è depressa: non è sorprendente che stia trascurando emotivamente il bambino, ne comprendiamo il motivo. E a volte la comprensione delle ragioni per cui i genitori stanno maltrattando emotivamente i loro figli, o ignorandoli e trascurandoli emotivamente, ci fa sentire come se ne capissimo il motivo, e così ci dimentichiamo del bambino. Quindi queste motivazioni sono importanti, ma dobbiamo assicurarci che non ci trattengano dall’intervenire.

In Inghilterra esiste un termine detto “danno significativo”, ed è il criterio per decidere se c’è maltrattamento infantile. Ora, la cosa interessante di questo concetto di “danno significativo” è che suddivide il maltrattamento infantile in due aspetti. Per esempio, quando parliamo di abuso sessuale, ci limitiamo a descriverne tristemente le azioni: penetrazione, masturbazione, esposizione, e così via. Descriviamo ciò che chi abusa sta facendo al bambino. Questo è denominato “ill-treatment” (il maltrattamento, ndt), e sappiamo che è dannoso o potenzialmente dannoso. D’altra parte, quando parliamo di abuso fisico, tendiamo a considerare i risultati: parliamo di ossa rotte, parliamo di lividi, parliamo di danni cerebrali. Qui non discutiamo di ciò che chi ha abusato del bambino gli ha fatto; definiamo il maltrattamento dal danno che è stato arrecato al bambino, e diremo: “Deve essere dovuto a quello che ha fatto il genitore”, ma non dobbiamo dimostrarlo, non dobbiamo mostrare il video di come il neonato veniva scosso o di come il bambino veniva colpito. Abbiamo le prove del danno che consideriamo sia dovuto a quello che ha fatto il genitore o il maltrattatore.

Ovviamente, nella legge inglese non bisogna dimostrarli entrambi. Se si può provare che il danno deve essere stato causato da un abuso fisico, allora si tratta di abuso fisico; se si tratta di abuso sessuale, invece bisogna provare che il maltrattatore sia colpevole, non che l’abuso sessuale abbia ferito il bambino, poiché sappiamo che è dannoso.

Dunque, quando giungiamo alla domanda di come definiamo l’abuso emotivo e la trascuratezza emotiva quale sceglieremo dei due? Sceglieremo l’apparenza del bambino – del danno al bambino – e diremo: “Questo è un bambino abusato emotivamente” o “un bambino trascurato emotivamente”? Oppure definiremo l’abuso e la trascuratezza emotivi da quello che fanno i genitori?

Voglio solo che trascorriate un minuto – potete farlo velocemente nella vostra testa – decidendo come se ora doveste votare: una possibilità è l’”ill-treatment”, ciò che il genitore fa o non fa come prova, la prova come definizione; oppure l’apparenza del bambino, che sarebbe la seconda. Dite semplicemente a voi stessi, nella vostra testa, quale scegliereste. Fortunatamente, a questo punto non vi concedo la scelta di entrambe, vi siete decisi, non vi farò domande.

Dunque, diamo un’occhiata al danno che, come la ricerca ha dimostrato, è causato dall’abuso emotivo e dalla trascuratezza emotiva. Per facilitare le cose possiamo suddividere il funzionamento del bambino in cinque parti – abbiamo cinque dita sulle nostre mani e semplifichiamo le cose. Prima di tutto, influisce sullo stato emotivo del bambino. Così, molti bambini che sono abusati emotivamente e trascurati emotivamente sono infelici, alcuni sono depressi, molti hanno una scarsa autostima, alcuni diventano timorosi, altri possono soffrire di disordini o di fenomeni da stress post-traumatico, gran parte di loro sono ansiosi e angosciati. Quindi, sono emotivamente alterati.

Riguardo al comportamento, alcuni bambini cercano attenzione – nel senso che vogliono che tu, uno sconosciuto, ti occupi di loro -, ti salutano perfino se non ti hanno mai incontrato prima e vogliono stabilire una forte connessione con te. Alcuni invece fanno opposizione (become oppositional) e si comportano male in molti modi tra i quali è possibile che siano compresi perfino dei comportamenti antisociali e la delinquenza; e alcuni di loro diventano responsabili dei loro genitori, a volte dei loro fratelli più piccoli, in un modo inappropriato rispetto alla loro età. Ora, con responsabilità inappropriata rispetto all’età non intendo cose come lavare i piatti o simili – penso che probabilmente sia una buona cosa e credo che le lavastoviglie abbiano portato i bambini a non essere più capaci di lavare i piatti – e qui parlo in termini autobiografici. Quello che intendo sono i bambini che agiscono in modi inappropriati alla loro età, ciò  interferisce con la loro educazione. Dunque possono dover badare ai loro genitori, ma non possono andare a scuola, non possono socializzare, e così via: responsabilità inappropriata rispetto all’età.

Il terzo aspetto del funzionamento e dello sviluppo dei bambini tratta dello sviluppo, del progredire, e invero delle opportunità cognitive ed educative. I bambini che sono maltrattati emotivamente e trascurati emotivamente – molti di loro – mostrano un rendimento inferiore alle aspettative nello sviluppo e nell’educazione. In altre parole realizzano meno di quanto sarebbero in grado grazie alle loro abilità innate. Alcuni di loro non vanno a scuola del tutto, o arrivano in ritardo, o frequentano le lezioni solo in maniera intermittente.

Nelle loro relazioni di socializzazione con i coetanei, molti di loro sono introversi o isolati, altri diventano aggressivi. Inoltre, alla fine anche il loro stato fisico è compromesso, quindi il maltrattamento psicologico non porta solamente a conseguenze psicologiche ma anche a conseguenze fisiche. In primo luogo alcuni di questi bambini lamentano dolori non organici e altri sintomi come l’enuresi e l’encopresi, cioè lo sporcare quando non si è costipati. Molti di loro lamentano vari generi di dolori per i quali non c’è alcuna spiegazione organica, e alcuni di loro presentano dei ritardi nella crescita, non crescono in modo corretto. Ovviamente, non ogni bambino maltrattato emotivamente o trascurato emotivamente presenterà tutte queste difficoltà, ma è probabile che alcune di loro si manifestino.

In relazione all’attaccamento affettivo – a proposito del quale abbiamo sentito questa mattina – è molto probabile che questi bambini saranno nel migliore dei casi legati affettivamente in modo insicuro, ed è abbastanza probabile che i loro affetti saranno disorganizzati.

Dunque, la mia domanda per voi è: se vedete un bambino che presenta questo genere di problemi complessivi, siete in grado di affermare se si tratta di un bambino abusato emotivamente? Quanti di voi alzano la mano e dicono che sì, un bambino così sareste in grado di definirlo come un bambino abusato emotivamente … Bene, non vedo molte mani e forse ritenete che questa non sia la risposta corretta, o forse siete timidi …

La risposta è che non si può definire un abuso emotivo da questi fattori, perché ciascuno di essi potrebbe essere dovuto a qualcosa di diverso dall’abuso emotivo – ad eccezione dell’attaccamento insicuro e disorganizzato, perché, come sapete, ciò che determina la sicurezza o l’insicurezza dell’attaccamento è il modo in cui i vostri fornitori di cure (genitoriali) primarie interagiscono con voi, non i vostri geni. Dunque, questa lista è estremamente importante, e molti di quelli che sono venuti questo pomeriggio probabilmente sono venuti per questa lista sul perché l’abuso emotivo è dannoso. È una lista molto importante, ma è inutile nei termini della definizione dell’abuso emotivo, perché ciascuno di questi fenomeni può essere causato da qualcosa di diverso dall’abuso emotivo. E ciò significa che adesso, mentre arriviamo a dare una definizione di abuso emotivo, dobbiamo definirlo per via dell’interazione che intercorre tra il fornitore di cure (caregiver) e il bambino. Quindi, giungiamo a una definizione generale, una definizione funzionale di abuso emotivo e di trascuratezza emotiva. Quello di cui stiamo parlando prima di tutto è costante – lo dico con passione e ve lo spiegherò entro un minuto: le interazioni costanti tra il fornitore di cure e il bambino sono tipiche di questa relazione. Non stiamo parlando di singoli eventi. Chiunque di voi sia genitore, ascoltando mentre la conferenza procedeva quello che etichettavo come abuso emotivo – chiunque di voi sia genitore – si sarà detto: “Oh-oh, l’ho fatto questa mattina!”; oppure: “L’ho fatto lo scorso giovedì sera!”; oppure: “Mi ricordo di quella terribile volta in cui lo feci!”. L’abbiamo fatto tutti, mi rivolgo a quelli di voi che sono genitori. Il punto è che, naturalmente, le interazioni che abbiamo con i nostri figli sono ben poco ideali, e non ne siamo mai interamente orgogliosi o soddisfatti, ed ogni tanto facciamo qualcosa che rimpiangiamo ma che non è abuso emotivo. L’abuso emotivo è la condizione costante di queste interazioni, e questo elemento quantitativo è molto importante perché fa si che persone diverse siano in grado di assistervi in momenti diversi, così da considerarli degli aspetti integrali e tipici della relazione genitore-bambino. In secondo luogo, deve essere dannoso o potenzialmente dannoso, perché chiaramente abbiamo molte interazioni con i nostri figli che sono costanti ma non dannose, come ad esempio l’amore. Dunque, le interazioni costanti che sono dannose o potenzialmente dannose – che includono il fare delle cose che non dovremmo fare e il non fare delle cose che dovremmo fare: questi sono l’abuso e la trascuratezza, e non richiedono per forza un contatto fisico tra il genitore e il bambino. Questa è la definizione operativa generale dell’abuso emotivo e della trascuratezza emotiva o del maltrattamento psicologico, così come la intende la Scuola Americana. Ora voi mi direte che si tratta di una definizione estremamente estesa, e se avessimo tempo e ci fosse meno gente, vi inviterei a proporre alcuni esempi che calzerebbero questa definizione generale.

Perciò, vi chiedo di pensare – solo per un minuto, tra di voi – ad alcuni aspetti delle interazioni genitore-bambino che sarebbero racchiusi in questa definizione generale, aspetti che ritenete esempi di abuso emotivo o di maltrattamento psicologico. Quindi, ancora, discutete semplicemente tra di voi per un minuto pensando a qualche esempio che credete calzerebbe … per favore … discutete con i vostri vicini, giusto qualche esempio che credete possa calzare …

OK, al momento non ho la possibilità di raccogliere i vostri numerosi esempi, ma teneteveli in mente nonostante il livello del frastuono nella sala. Ci sono molti esempi, il maggior numero che ne ho ottenuto – ma con un pubblico più ridotto, abbastanza ridotto da riuscire a parlarci -  credo che fosse trentanove, e chiaramente esiste un numero infinito di esempi. E, ancora, dobbiamo ricordarci che non c’è bisogno dell’intenzione di ferire il bambino, e sappiamo che per il momento possiamo ignorare le motivazioni, stiamo semplicemente parlando di esempi. Dunque, ciò che faremo con i molteplici esempi a cui avete pensato e che possono essere inclusi in questa vasta definizione … per lavorare con tutti questi esempi dobbiamo fare ordine, e pensiamo sia possibile suddividerli in un numero di categorie, così ancora, per amor di semplicità – visto che la natura ci ha dato cinque dita su una mano e cinque sull’altra – è possibile suddividerli in cinque categorie. E così, ciò che farò adesso è di illustrarvi le cinque categorie, magari con alcuni esempi, e poi potrete cercare di inserirvi i vostri esempi.

Dunque, la prima è l’irreperibilità dei genitori, l’irresponsabilità e la trascuratezza. Questa è la categoria della trascuratezza, che è particolarmente comune nei primi due anni di vita. L’APSAC (American Professional Society on the Abuse of Children) – leggermente più grande – dell’ASPI, dunque gli americani hanno un numero simile di definizioni ed io ho paragonato le due. Quindi, per la Scuola Americana si tratta della categoria della negazione della responsabilità emotiva. Questa categoria riguarda i genitori che non reagiscono quando i loro bambini chiamano aiuto, che ignorano le necessità psicologiche infantili. Qualche volta è associata alla depressione materna, ma non necessariamente. Una certa Maria Brassard, una psicologa americana che è stata assai coinvolta nello sviluppare il ragionamento e la ricerca sull’abuso emotivo, afferma che i genitori che lavorano molto possono ritrovarsi nella condizione di ignorare psicologicamente i loro figli. Questa categoria viola le necessità basilari del bambino e il suo diritto a essere notato: “Esisto! Vi prego, notatemi! Vi prego, rispondetemi!”. Dunque questa è la prima categoria.

La seconda categoria - probabilmente è quella a cui la gente pensa più spesso quando usiamo il termine “abuso emotivo”- è quella delle interazioni negative con il bambino, dell’ostilità e della ripetuta ostilità nei confronti del bambino, del rimproverare il bambino, del denigrare il bambino, del paragonare il bambino a un fratello o a una sorella e dirgli: “Lui è talmente migliore di te, perché non puoi essere come lui?”. Rifiutare i bambini, usarli come capri espiatori, ritenerli responsabili, rimproverarli per delle cose (specialmente in famiglia): gli americani dell’APSAC chiamano questo fenomeno “spurning”, “rigetto”. Questa categoria viola il bisogno e il diritto inalienabile del bambino di essere accettato e di essere amato per ciò che è, in qualunque modo egli sia: l’amore incondizionato. Questi genitori rimproverano i loro bambini e sono loro ostili perché hanno sviluppato una sorta di convinzione a proposito del bambino, e a volte pensano che il bambino abbia ricevuto dei geni cattivi, che il bambino sia stato “fatto male”, credono che il bambino se lo meriti. È etichettare negativamente il bambino.

La terza categoria è quella che chiamiamo delle “interazioni inappropriate con il bambino in relazione allo sviluppo”. In altre parole, se vi raccontassi una storia a proposito di un bambino, la prima cosa che mi chiedereste sarebbe quanti anni ha il bambino, perche non esiste la nozione di “bambino”: esiste un neonato, esiste un bambino piccolo, esiste un bambino di età prescolare, un bambino che frequenta le scuole elementari, un giovane adolescente, e così via. I bambini non sono bambini, i bambini appartengono a vari stadi di sviluppo. Questa categoria si riferisce alle interazioni con i bambini che non sono appropriate al loro sviluppo e alla loro età. In primo luogo include una disciplina inconsistente e inappropriata, quindi i genitori non comprendono che il bambino – in modo particolare i bambini piccoli – ha bisogno di coerenza e di chiari confini – e il professor Chicoine ha menzionato questo aspetto stamattina. Include l’aspettarsi da un bambino più di ciò che si dovrebbe a una giovane età; e l’aspettarsi da un bambino meno – l’iperprotezione – quando sono più grandi. Include in modo rilevante il confrontare i bambini con delle esperienze disorientanti o traumatiche, in particolare il confrontare i bambini, e soprattutto i bambini piccoli, con la violenza domestica.  Questo viola la necessità e il diritto del bambino a essere trattato conformemente al proprio stadio di sviluppo. Ora, nella categoria precedente – la seconda categoria – i genitori spesso abusano emotivamente di un bambino in particolare; diciamo che abbiamo tre bambini, ci sarebbe solo un bambino a essere bersagliato da questa ostilità e rigetto. Questa categoria, invece, ha più a che fare con il modo di fare i genitori. Questi sono genitori che, possiamo dire, non hanno imparato come fare da genitori ai loro figli. Magari loro stessi, quando erano giovani, hanno sperimentato un’educazione misera, ma effettivamente non intendono ferire i bambini, li feriscono e basta.

La quarta categoria – vedete che queste sono tutte categorie molto differenti e che tutte riguardano aspetti diversi delle necessità, dei diritti e dello sviluppo infantile – la quarta categoria si concentra sul fallimento nel riconoscimento e nell’ammissione del fatto che tra il genitore e il bambino sussiste un legame psicologico. Il genitore e il bambino non pensano allo stesso modo, non credono necessariamente alle stesse cose e sicuramente possono non sentirsi allo stesso modo. Ovviamente, l’esempio più evidente di questo riguarda i bambini presi quando i loro genitori si separano, divorziano e litigano, e utilizzano il bambino come se fosse una palla da calcio in questo gioco. Un genitore trova difficile ricordarsi che il bambino possa effettivamente amare l’altro genitore, benché questo genitore ora detesti l’altro genitore. È un fallimento nel riconoscere che il bambino non è un’estensione né psicologica, né – ovviamente – fisica del genitore. Inoltre, include l’utilizzo del bambino per l’adempimento della gratificazione delle necessità dell’adulto. Un esempio è la sindrome di Munchausen per procura, dove di solito la madre sente il bisogno di far credere che il bambino sia malato, non perché il bambino sia realmente malato, ma piuttosto perché questi genitori – le madri affette dalla sindrome di Munchausen per procura – vogliono che i loro figli siano riconosciuti come malati quando invece non lo sono affatto, oppure come più malati di quello che sono nel caso siano veramente malati.  Il genitore trae qualcosa dall’essere il genitore di un bambino malato, o che ha un bambino malato. Questo è un esempio di questa categoria, e questo viola la necessità e il diritto del bambino ad essere considerato come un individuo. Kahlil Gibran, un poeta libanese vissuto negli Stati Uniti, scrisse il libro intitolato “Il Profeta” – non so se avete familiarità con questo libro, dove è contenuto un numero di poesie, e questa poesia  - credo – descrive questa categoria particolare. Ora, non so se i traduttori – non sarete in grado di tradurla poeticamente, mi chiedo se posso chiedere ai traduttori di tradurre questa poesia, perché è davvero molto toccante … Vi ascolterò mentre la traducete … È stata tradotta? … Non lo so, l’avete tradotta? … Sì? Ditemi quando avete finito …

 

Kahlil Gibran – The Prophet

Your children are not your children.
They are the sons and daughters of Life's longing for itself.
They come through you but not from you,
And though they are with you yet they belong not to you.                                                                     You may give them your love but not your thoughts, 
For they have their own thoughts.
You may house their bodies but not their souls,
For their souls dwell in the house of tomorrow, 
which you cannot visit, not even in your dreams.
You may strive to be like them, 
but seek not to make them like you.
For life goes not backward nor tarries with yesterday.                                                                            You are the bows from which your children as living arrows are sent forth.

 

La cosa triste è che Kahlil Gibran non ha scritto poesie sulle altre categorie dell’abuso emotivo.

L’ultima categoria rappresenta il fallimento nella promozione della socializzazione del bambino al di fuori della famiglia. Si può dire che qualsiasi cosa facciano i nostri bambini nelle nostre famiglie sia tutto giusto, fornisce loro le istruzioni su come comportarsi, su come interagire e su come funzionare al di fuori della famiglia. Questa categoria si riferisce agli aspetti del fare i genitori che promuovono una socializzazione distorta – in altre parole, che coinvolgono il bambino nel crimine, nell’abuso di droghe, e così via – a quegli aspetti dell’interazione che falliscono nell’aiutare e nell’incoraggiare il bambino ad adattarsi e a socializzare. Questo implica isolare i bambini e il non stimolarli, il non incoraggiare la loro educazione, il non appoggiare la loro educazione – perché, ovviamente, se non si sta imparando non si è in grado di funzionare al di fuori della famiglia. Questo viola la necessità estremamente fondamentale che il bambino ha di imparare a socializzare.

Così queste sono le cinque categorie, e spero che abbiate afferrato l’idea che i vari esempi a cui avete pensato siano inclusi in una di queste categorie.

Le categorie sono ciò che chiamiamo “ortogonali”, in altre parole, si riferiscono ad aspetti diversi dello sviluppo del bambino. Naturalmente, in una relazione può essere coinvolta più di una categoria, e la gravità – quando è grave il maltrattamento – varia.

E a proposito degli aspetti culturali? Nonostante la maggior parte di noi sia europea, tuttavia esistono delle differenze culturali abbastanza significative perfino all’interno dell’Europa, e magari perfino all’interno della Svizzera. Quindi, la domanda è: queste categorie e queste descrizioni sono applicabili nell’ambito di culture diverse? Questo è particolarmente importante quando incontriamo il fenomeno della migrazione, e si hanno diversi gruppi culturali, gruppi etnici e culturali, popolazioni, migranti che giungono nella nostra cultura e che giungono con valori molto diversi. Dunque, cosa facciamo con loro? La prima cosa da considerare è se abbiamo una famiglia di una cultura diversa – probabilmente di un gruppo di minoranza etnica o soltanto di una cultura diversa all’interno della nostra cultura – la prima cosa che dobbiamo chiederci è: questo è davvero dannoso? Non ci piace perché è diverso da quello che facciamo noi, o pensiamo che sia davvero dannoso? La domanda seguente è: questa è una famiglia etnicamente diversa, e quello che sta accadendo è pericoloso, ma si tratta effettivamente di un aspetto culturale? È tipico della loro cultura? Perché, a volte, commettiamo l’errore di vedere qualcosa in una cultura diversa che non ci piace ma di dire: “Oh, non dobbiamo essere razzisti” e dunque la ignoriamo perché è “culturale”. Quindi, a volte abbiamo a che fare con quelle che sono chiamate – io le chiamo così – “vignette”, e dobbiamo ricordarci di questa interazione e chiedere a qualcuno che appartiene alla stessa cultura: “È normale per te?”. Questo può benissimo rispondere: “No, non è più accettabile nella nostra cultura tanto che nella vostra”. Ma la cosa importante da dire è che, perfino se è culturale, se un evento è dannoso, allora dobbiamo fare qualcosa e dobbiamo trovare un modo di spiegare alle persone di una cultura diversa che questo non è accettabile. Chiaramente, l’esempio migliore è la mutilazione dei genitali femminili, che suppongo sia riconosciuta come inaccettabile nelle nazioni all’infuori di quelle in cui è praticata.

Dai miei viaggi attorno al mondo – benché questa non sia una prova scientifica – la mia impressione da quello che mi ha detto la gente è che le categorie, queste date categorie, siano applicabili in ogni cultura, perché sono basate effettivamente sulle varie necessità dei bambini, e le necessità infantili sono simili in culture diverse, sebbene gli esempi nelle diverse categorie possano variare.

Finora ho parlato di come si riconosce se un’interazione è un abuso emotivo o meno, in altri termini: è costante, è tipica della relazione genitore-bambino, è dannosa e non richiede un contatto fisico. Tuttavia, non abbiamo assolutamente discusso della gravità, si tratta di un abuso emotivo grave o non grave? Ora, non esiste un metro, non abbiamo un test, un test di gravità. Ovviamente la gravita è complicata, perché non dipende solo da quanto è costante e da quanto è intensa, ma anche da quanto influisce sul bambino. Sappiamo – ancora perché il Professor Chicoine  l’ha menzionato questa mattina – che naturalmente tra bambini diversi c’è una variazione genetica, e così alcuni bambini sono più vulnerabili di altri ai maltrattamenti. La gravità finisce per essere un risultato, il risultato dell’incontro tra il maltrattamento e la vulnerabilità del bambino, e tiene conto dell’età, del sesso, del carattere del bambino. E, come ho detto, non c’è nessun – questo è quello che chiameremmo – bisogna dare un giudizio clinico sulla gravità, e tornerò su questo argomento più tardi.

Ora, siccome non possediamo una misura per l’abuso emotivo, e la trascuratezza emotiva - e sarebbe difficile averne una - visto che stiamo parlando di così tante interazioni diverse, come procedereste per descriverlo e per dimostrarlo? Penso che la prova dell’abuso emotivo siano queste interazoni che avete descritto, di cui prima avete parlato tra di voi, cioè la prova, le descrizioni di queste interazioni sono la prova, perché descrivete cose che avete visto, sentito, annusato, provato – magari non annusato, ma provato sì – percepito come esistenti, e sono dannose e persistenti. Le descrizioni sono molto utili, è molto più utile descrivere che iniziare con il dire: “Questo è abuso emotivo”. Inizio con la descrizione, e poi dico: “Bene, si tratta di questa o quella categoria, e si tratta di abuso emotivo”: sono le descrizioni che contano. È difficile metterle in discussione, e sono molto utili nelle conversazioni con i genitori, perché se si dice a un genitore: “Penso che Lei stia abusando emotivamente di suo figlio” – ho parlato con centinaia e centinaia di genitori, e so che non piacciamo molto loro se gli dico: “Lei sta abusando emotivamente del suo bambino” – ma invece dico: “Ogni volta che ho incontrato Lei e suo figlio ho notato che Lei lo guarda sempre con un’espressione arrabbiata, ho notato che Lei si rivolge poco al suo bambino” – qualcosa del genere. Si tratta soltanto di un’osservazione e allora si può dare una descrizione: “ Ogni volta che ho incontrato il Suo bambino, e ho sentito che altra gente descrive la medesima situazione – nessuno L’ha notata parlare davvero a suo figlio, o prestagli veramente attenzione”. Bisogna operazionalizzare le proprie preoccupazioni per i genitori, e, chiaramente, quando si parla ai bambini si può anche descrivere quello che si è notato nei bambini, piuttosto che dire: “Tu sei abusato emotivamente”. Quindi queste descrizioni sono molto importanti.

Dobbiamo solo tornare a contestualizzare l’abuso emotivo e la trascuratezza emotiva nell’ambito generale del maltrattamento infantile, ritengo che sia abbastanza utile per mettere a confronto l’abuso emotivo e in primo luogo la trascuratezza emotiva, e non solo la trascuratezza emotiva ma pure gli aspetti della trascuratezza fisica e dell’abuso sessuale, e l’abuso fisico, che penso si situi da qualche parte nel mezzo. Come sapete, negli abusi sessuali, in qualità di professionisti trascorriamo una buona quantità di tempo non ad aiutare i bambini, ma cercando di dimostrare o di decidere se questo è realmente avvenuto o se non è avvenuto. Possiamo credere a questo bambino? È questo uomo oppure un altro uomo? Trascorriamo una grande quantità di tempo cercando di decidere se sia o meno avvenuto. Perché l’abuso sessuale è celato, è un segreto, è nascosto e negato. L’abuso emotivo della trascuratezza è osservabile, perché tutti noi l’abbiamo descritto. L’abuso fisico è osservabile a volte, e altre volte no. Perché l’abuso sessuale è nascosto e segreto; non sappiamo chi l’ha commesso e dunque gran parte della discussione è: “Era lui?Era lui?”. Chiaramente, nell’abuso emotivo della trascuratezza sappiamo che si tratta del genitore, del fornitore primario di cure, ma nell’abuso fisico a volte lo sappiamo e altre volte non lo sappiamo. Per i neonati, i piccoli neonati feriti, non si sa se è stato il padre, o se è stata la madre, o se è stata la governante, non sempre si sa.

La prossima è davvero molto importante: solitamente è il caso dell’abuso sessuale, dove perfino chi abusa è un fornitore primario di cure del bambino – il padre, il patrigno – c’è anche la presenza di un fornitore di cure del bambino che non ne abusa – la madre. Oppure, chi abusa è il figlio adolescente, così ci sono ben due fornitori di cure che non abusano del bambino – i genitori. Chi abusa può anche essere il nonno o il vicino di casa, ma il bambino avrà – si spera – almeno un altro fornitore di cure che non abusi di lui. Nell’abuso emotivo e nella trascuratezza emotiva, invece, per definizione chi abusa e chi è il fornitore primario di cure, sono la stessa persona, e in qualche modo questo rende le cose molto difficili per il bambino.

Ora, c’è una regola – credo una regola universale – a proposito dell’abuso sessuale e dell’abuso fisico dei bambini piccoli: che li proteggiamo immediatamente. Non attendiamo per vedere se la persona che abusa di loro sarà curata e decidiamo in seguito, per cosidire, lasciandoli insieme un po’ più a lungo. Nell’abuso sessuale la regola è: protezione immediata. Dobbiamo assicurarci che non accada di nuovo.

Nell’abuso emotivo non possiamo agire così, perché l’unico modo di proteggere immediatamente il bambino è di separarlo dalla persona che ne abusa, ma in quel caso separeremmo i bambini dai loro genitori. Quindi, nell’abuso emotivo della trascuratezza non possiamo ottenere protezione immediata, ed il nostro intervento e compito con queste famiglie è di – parliamo di – lavorare “verso la protezione”.

Adesso dobbiamo volgerci alle domande sul significato della parola “abuso”, perché nelle nostre teste tendiamo a pensare – tendiamo a collegare l’abuso con la protezione. Purtroppo non abbiamo lo stesso riflesso con la trascuratezza e la protezione: siamo molto più tolleranti nel lasciare i bambini in situazioni di trascuratezza molto, molto più a lungo – di sicuro in Inghilterra, magari in Svizzera e in Italia è diverso. In Inghilterra sicuramente abbiamo una tolleranza elevata per la trascuratezza. Gli assistenti sociali ogni tanto dicono: “Ogni volta che devo fare una visita a questa famiglia, visito sempre questa famiglia emotivamente negligente come ultima famiglia del pomeriggio, così poi posso andare a casa e farmi una doccia, dato che puzzerò”. Questa è tolleranza. E questa non è assolutamente protezione immediata. Quindi, nell’abuso emotivo e nella trascuratezza emotiva dobbiamo staccare – conoscete il termine “uncouple” dal gergo dei treni – dobbiamo staccare la parola “abuso” dalla protezione immediata e dal separare il bambino. Non possiamo proteggere, non possiamo salvare immediatamente questi bambini. Ma dobbiamo tenere stretta la parola “abuso”, perché la parola “abuso”significa che dobbiamo fare qualcosa, e che dobbiamo fare qualcosa che non implichi la protezione immediata.

A proposito di fare qualcosa, ora dobbiamo pensare al contesto della famiglia del bambino, e ancora, questa mattina abbiamo ascoltato dal Professor Chicoine – non so se vi ricordate, ma ha parlato dei cerchi concentrici di Urie Bronfenbrenner: ricordate che nel centro del cerchio siede il bambino, e poi ci sono vari cerchi attorno al bambino. Lo si può vedere anche in un cerchio, ma non riesco a scrivere tutto in modo circolare, così l’ho annotato così. Allora, ci sono vari livelli, e quando iniziamo a pensare al bambino e alla sua famiglia, alla protezione di questo bambino e al suo essere soggetto al cambiamento, la prima cosa che dobbiamo fare è organizzare le informazioni in questi quattro livelli.

Il primo livello – lo chiamiamo il “livello zero”, perché consiste nell’interazione tra la famiglia e la società: povertà, isolamento sociale, migrazione, … e descrive la posizione della famiglia rispetto alla sua comunità.

Il livello 1 in genere consiste in ciò che accade nella testa del genitore, e nel caso dell’abuso emotivo parliamo di malattia mentale, depressione da infermità mentale, disordini della personalità ansie particolari, violenza domestica – qualcosa che succede tra i genitori. Ma nel sottoinsieme dei genitori, se parliamo in termini di terapia familiare e chiaramente di abusi di alcool e droghe, questi sono problemi dei genitori. Definiamo questi ultimi “fattori di rischio” per l’abuso emotivo, perché la ricerca ha dimostrato ripetutamente che questi sono importanti fattori di rischio. Tuttavia non si può mai dire che, poiché c’è violenza domestica o c’è un genitore con problemi di salute mentale, allora si tratta di abuso emotivo. Questo non è abuso emotivo, è un fattore di rischio.

L’abuso emotivo e la trascuratezza emotiva si trovano nel livello 2, che tratta le interazioni tra i genitori e il bambino, che in una certa misura dipendono ovviamente dai problemi dei genitori, e c’è la possibilità che dipendano in una certa misura dai geni del bambino. Infine, dobbiamo descrivere le difficoltà che ha il bambino, e siccome le storie di queste famiglie sono sempre complicate, se pensiamo a come iniziare a intervenire in un abuso emotivo, ci è molto utile il suddividere le informazioni in questi quattro livelli.

Poi proseguiamo con questa cosa chiamata “valutazione”. Ora, non mi piace la parola “valutazione”, quando mi viene chiesto di eseguire una valutazione ho il cuore in gola, perché la gente non sempre dice ciò che vuole ricavare da una valutazione. Una valutazione nell’ambito generale del maltrattamento infantile, e in particolare nell’abuso emotivo e nella trascuratezza emotiva, è composta da due parti abbastanza distinte. La prima parte sta nel descrivere come stanno le cose adesso, e ancora una volta è d’aiuto se lo facciamo con i quattro livelli. Dunque, prima di tutto bisogna scoprire come sta il bambino, e lo facciamo attraverso delle osservazioni. Lo facciamo grazie alle spiegazioni dei maestri, dalle scuole materne, dai genitori stessi, dai racconti del bambino se il bambino è abbastanza grande, e possiamo utilizzare misure come il resoconto del comportamento del bambino, o misure simili. È necessario avere un profilo del bambino, ovviamente questo è molto importante per due ragioni: una è che ci dirà quanto dobbiamo preoccuparci adesso; in secondo luogo sarà la linea di base grazie alla quale vedremo se apporteremo qualche cambiamento. Così la gente dice: “Bene, come si parla ai bambini che riteniamo siano abusati emotivamente, come si parla loro?”. Beh, noi non diciamo: “In che stanza eravate l’ultima volta che tua madre ha abusato emotivamente di te? Qual era il colore della camicia di tuo padre quando ha abusato di te l’ultima volta?” Questo è il genere di domande investigative che poniamo quando cerchiamo di scoprire se un bambino è stato abusato fisicamente, in particolare abusato sessualmente. Non possiamo parlare con i bambini in questi termini, bensì abbiamo bisogno di scoprire come i bambini si sentono a proposito di loro stessi, in cosa vorrebbero essere diversi, e così via. Il motivo per cui non possiamo parlare dell’abuso emotivo è che i bambini diverrebbero molto leali nei confronti dei loro genitori, e magari affermerebbero che la colpa è loro, potrebbero non comprendere di essere usati dai loro genitori mentre questi combattono le loro battaglie matrimoniali. Quindi le conversazioni con i bambini sull’abuso emotivo non possono essere delle interviste investigative per domandare loro se è o meno avvenuto. Detto questo, ci sono stati degli studi che hanno preso molto coraggiosamente dei gruppi di bambini – che Maria Brassard ha fatto negli Stati Uniti – quindi hanno preso dei gruppi di bambini delle scuole elementari e fornito loro delle descrizioni di abuso emotivo, e in seguito hanno chiesto loro se fosse loro mai accaduto. Si tratta di uno strumento epidemiologico interessante – ho qualche preoccupazione al proposito, perché cosa si fa se il bambino dice: “Sì, il mio padre/madre si comporta con me in modo orribile, sono trascurato, sono rifiutato”? Dobbiamo essere molto prudenti con l’etica.

Dobbiamo parlare con i genitori, e questo è ciò che si fa ogni giorno, ma ritengo che nelle conversazioni con i genitori ci siano un paio di punti importanti, uno dei quali è che dobbiamo chiedere ai genitori se sono preoccupati per il bambino e quali sono le loro preoccupazioni. Alcuni di questi genitori dicono: “Non ho preoccupazioni per questo bambino”. Beh, questo dovrebbe farvi preoccupare molto. Un altro aspetto delle conversazioni è di chiedere ai genitori di spiegare il motivo per cui secondo loro il bambino presenta delle difficoltà; e se loro cominciano dicendo: “È a causa del bambino, bisogna curare il bambino, c’è qualcosa che non va in lui …” e in realtà non c’è nulla di molto sbagliato nel bambino, allora ci fornisce ancora un indizio. Poi dobbiamo scoprire che genere di aiuto vogliono e così via, e il loro contesto sociale, ma tutto questo fa parte dell’usuale raccolta di informazioni che si fa. Quindi questa è la parte della valutazione, che descrive come sta la famiglia al momento eccetera, ed è importante, è necessaria, ma non sufficiente, perché la parte più importante della valutazione riguardo all’abuso emotivo e alla trascuratezza emotiva è cercare di scoprire se questi genitori possono cambiare, perché è questo ciò che importa. Tuttavia, non possiamo dare loro anni di psicoterapia individuale, psicoanalisi – sono orientata psicodinamicamente, dunque non voglio criticarla – perché impiegano molto tempo e i bambini non hanno il tempo di attendere. Dunque, spesso dobbiamo lavorare su un test d’intervento dal tempo limitato per vedere se possiamo apportare un cambiamento.

La maggior parte del cambiamento che vogliamo apportare naturalmente sarà catalogato nelle varie categorie di cui abbiamo discusso in precedenza, e un altro aspetto importante di queste categorie – e su questo ci ritornerò - è che ci poniamo in modo diverso con il trattamento, la terapia, l’intervento a dipendenza della categoria in cui pensiamo ci siano le difficoltà.

Tuttavia, spesso, prima che possiamo anche solo iniziare potremmo dover fare qualcosa per il livello zero, perché se una famiglia si trova in una condizione di povertà estrema, se teme di dover essere sfrattata, di essere di nuovo mandata via, se è una famiglia di cinque persone che vivono in una stanza, se ci sono estreme difficoltà psicosociali, allora non serve a nulla dire alla madre: “Senta, sia più gentile con il Suo bambino”, perché il genitore non può farcela. Quindi spesso l’intervento deve iniziare con qualcosa di diverso, può anche non essere uno psicologo o un assistente sociale a occuparsi della faccenda, possiamo anche rivolgerci a diverse organizzazioni per apportare un cambiamento.

In secondo luogo, se il genitore ha molti problemi, se c’è una violenza domestica che ha luogo, se questa madre è depressa, non si può dirle: “Senta, perché non presta a Suo figlio un po’ di attenzione?”. Se il genitore fa abuso di alcool, non gli si può dire: ”Sarà al cancello dell’entrata della scuola ogni giorno senza puzzare di alcool e con un’apparenza rispettabile?” a meno che non si aiuti il genitore con il suo abuso di alcool, con il suo uso improprio di alcool o con il suo uso improprio di sostanze. Dunque, spesso gli interventi per l’abuso emotivo devono iniziare prima ancora di raggiungere quel nocciolo che è l’interazione genitore-bambino. E, occasionalmente, dobbiamo anche fare qualcosa di urgente per il bambino, se il bambino presenta delle difficoltà marcate, ma in realtà ci stiamo dirigendo verso il lavoro per l’interazione genitore-bambino. Ora, in Inghilterra c’era un programma – non so se sta ancora avendo luogo – ma qualche anno fa c’era un programma per le madri depresse e i loro bambini piccoli. Ed era un programma molto ben fatto: lavoravano con le madri depresse e appena queste miglioravano diventavano le confidenti delle altre madri depresse, perché loro sapevano cosa volesse dire essere depresse, e aiutavano queste altre madri, e le madri andavano molto d’accordo tutte insieme ed erano molto, molto felici, e nelle madri ci è stato un grande miglioramento. Poi un giorno qualcuno disse: “Bene, diamo un’occhiata ai bambini …” : i bambini non erano per niente migliorati. In altre parole, è necessario ma non sufficiente curarsi del livello zero e del livello 1, bisogna continuare a curarsi delle interazioni genitore-bambino se si vuole fare qualsiasi cosa per l’abuso emotivo in quanto tale.

E dunque non ci sono modi diversi – come ho accennato – modi diversi di intervenire nelle differenti categorie. Con l’irreperibilità emotiva, la trascuratezza emotiva, è chiaro che se ci sono fattori di rischio concernenti i genitori dobbiamo lavorare prima con quelli. Ma poi dobbiamo proseguire a discutere della relazione genitore-bambino, e se ci sono degli ottimi programmi, un buon numero di programmi che includono spesso un commento videoregistrato. C’è uno studio recente – probabilmente lo conoscete – di Helen Moss, in Quebec, che è appena uscito: lei ha fornito un resoconto su uno studio in cui sono state effettuate solo otto sessioni di visite a domicilio, con l’utilizzo di un commento videoregistrato, a delle madri che sono state negligenti emotivamente ed hanno anche abusato emotivamente. Dopo otto sessioni – e non è molto – grazie ai video e ai commenti videoregistrati e all’aiuto per la sensibilità dei genitori e così via, c’è stato un cambiamento nell’organizzazione degli affetti di questi bambini piccoli. Quindi può non esserci bisogno di impiegare due anni per raggiungere questo risultato. Quindi questo è un lavoro molto intenso con un genitore e un bambino, c’è anche un altro programma di psicoterapia genitore-bambino, eccetera.

La seconda categoria è di un tipo molto diverso e probabilmente è la più difficile da trattare, perché bisogna trovare un modo per modificare nei genitori la percezione dei loro bambini. Questo a volte è difficile, perché alcuni genitori hanno sviluppato una vera e propria opinione negativa, fissa a proposito del bambino.  A volte si può dire al genitore: “Suo figlio crede … “ – non posso dirlo perché sono una psichiatra; posso dire: “So – dato che sono una psichiatra – so leggere nella testa del Suo bambino, e posso vedere ciò che pensa: “ Sono cattivo, sono molto cattivo, nessuno mi ama”.”. Così questo genitore potrebbe dire: “Beh, non è cattivo”; se il genitore rispondesse questo, allora gli si può dire molto velocemente: “OK, gli dimostreremo che non è cattivo essendo gentili con lui, perché questo è quello che pensa”. A volte si possono cambiare le opinioni della gente, ma è abbastanza difficile, per esempio modificare il credo della gente a proposito di Dio, questo è molto difficile – non cominciamo con questo. Quindi, questa categoria è molto difficile da affrontare, e se si incontrano famiglie in cui c’è un bambino piccolo, in cui i genitori discriminano palesemente questo bambino e lo rifiutano esplicitamente – si tratta di episodi - e non si può modificare l’opinione che i genitori hanno del bambino. A volte c’è un bambino che può avere bisogno di essere salvato e sistemato con un’altra famiglia. Tuttavia, ci sono state delle ricerche che hanno mostrato che se si inserisce un bambino in un’altra famiglia, i bambini cercano di ricreare la negatività nei nuovi genitori. Quindi bisogna avvisare i nuovi genitori che questo bambino potrebbe volere farli diventare cattivi, e bisogna aiutare i nuovi genitori a respingere questa esortazione da parte del bambino. Perché si tratta – per usare ancora le parole di Bowlby – questi sono i modelli che agiscono internamente al bambino: “Sono cattivo, nessuno mi ama”. È molto pericoloso.

La terza categoria, che è probabilmente la più comune, cioè questo modo di fare i genitori inconsistente, punitivo, perché pensano che faccia bene al bambino e così via … Questa in realtà è la categoria più facile per la quale intervenire, perché esistono molti programmi basati sulla dimostrazione sul fare i genitori, il cammino verso il fare i genitori: come il trascorrere dei bei momenti con il proprio bambino, ogni giorno per un quarto d’ora, perfino se il bambino ha commesso una cosa terribile – rovesciato la zuppa di pomodoro, tirato una pedata al gatto, preso qualcosa, rotto qualcosa, … - comunque si trascorre un quarto d’ora al giorno con il proprio bambino; poi le mosse successive riguardano le lodi e così via. E si tratta di ottimi programmi basati sulla dimostrazione, e funzionano davvero. Questo è molto importante, perché ricordatevi che queste interazioni sono pericolose.

La prossima categoria è quella in cui il genitore usa il bambino. Ancora, alcuni di questi sono dei genitori che sono stati maltrattati durante la loro stessa infanzia, e a volte questo fenomeno, in termini psicoanalitici, è chiamato “identificazione proiettiva” o “proiezione”, e si tratta di un lavoro abbastanza specializzato. Bisogna vedere ciò che è chiamato “fantasma nel nido”, “fantasma dal passato”, ciò che succedeva nel passato del genitore. E bisogna aiutare questi genitori a mettersi nei panni del bambino, e questo richiede un lavoro assai qualificato, ma è assolutamente un buon lavoro in cui si può fare la differenza.

E ancora, nella quinta categoria ci sono i genitori che non hanno pensato agli effetti che si ripercuotono sui loro bambini al di fuori della famiglia. Bisogna indagare con il genitore su come sono le esperienze del bambino al di fuori della famiglia, quando agisce nel modo in cui il genitore lo ha spinto ad agire. Implica anche delle abilità dei genitori, e ovviamente l’importanza dell’educazione. Dunque, queste sono solo alcune indicazioni sui modi di intervenire, ma ricordatevi, questi sono livelli, perché possono non funzionare nel lasso di tempo a disposizione del bambino. Quindi, possiamo lavorare con le famiglie in modo che ci sia un cambiamento sufficiente, così da essere molto soddisfatti e da tornare a casa dicendo “arrivederci”. Oppure, il cambiamento è insufficiente oppure i genitori non vogliono collaborare, e alcuni di questi genitori sono molto difficili da coinvolgere. In questo caso, si può anche avere bisogno di quello che chiamiamo “legale”. Si può effettivamente avere bisogno di coinvolgere i servizi sociali, magari perfino il tribunale, e si spera che allora si possa ottenere, con un’altra strada, un cambiamento, ma questa volta “forzando la mano”.

Tuttavia, per alcune famiglie perfino questo non funzionerà, e i bambini, i bambini più piccoli dovranno essere collocati al di fuori della famiglia; ma i bambini più grandi, loro possono restare a casa perfino se abbiamo tentato di tutto. Dunque potreste dirmi – ora ho parlato per un lasso di tempo abbastanza lungo –: “se il risultato è questo, perché si è disturbata a parlare di tutto il resto, se il risultato è questo? Il bambino resterà con la famiglia e non possiamo farci nulla, così abbiamo solo sprecato un’ora e poco più”. Bene, ritengo che abbiamo un dovere nei confronti di questi bambini, e il modo in cui possiamo adempiere il dovere nei confronti di questi bambini è basato largamente sui punti che abbiamo passato in rassegna.

Ora possiamo parlare con i bambini di com’è vivere con la loro famiglia, poiché adesso comprendiamo e possiamo descrivere il maltrattamento, e possiamo dire al bambino: “Sì, lo so, ti senti come se tua madre non avesse mai tempo per te, ti senti come se non piacessi per nulla a tuo padre”. E queste conversazioni con i bambini, con cui viene validata la loro esperienza, sono molto importanti. In seguito, bisogna anche trovare il modo di spiegare ai genitori i problemi del bambino. C’è stato uno studio danese, credo, di cui ho avuto notizia nel 1994, perché si è svolto a Kuala Lumpur – ma comunque questo non c’entra, mi è soltanto capitato di ricordarlo – c’è stato uno studio che prendeva in analisi dei bambini con dei genitori con problemi di alcool o con problemi di salute mentale, e a questi bambini veniva chiesto: “Cosa vuoi?” e loro rispondevano: “Voglio parlare con il medico che cura il mio padre/madre. Non voglio essere visitato da dottori, non voglio sapere di me, ma vorrei che il dottore che sta curando il mio genitore mi spieghi cosa sta accadendo al mio genitore”. Ora, i dottori degli adulti direbbero: “Non è eticamente corretto, ho un rapporto di confidenzialità con il genitore”. Ma comunque i dottori degli adulti non sanno come parlare ai bambini – spero che non ci sia nessuno psichiatra per adulti nel pubblico, ma ad ogni modo … Dunque, è necessario che qualcuno parli al bambino e gli spieghi le difficoltà del genitore, questo non infrange il rapporto di confidenzialità, il bambino ha il diritto di comprendere. E poi, si deve aiutare il bambino a farcela: come si gestisce il fatto che quando si torna a casa da scuola non si è sicuri se la propria madre dorme, dorme profondamente perché non sta assumendo troppe droghe, se è fuori da casa, se è in casa o qualsiasi altra cosa. Affrontare, anticipare, risolvere i problemi diventa una parte molto importante, e noi sappiamo con cosa hanno a che fare i bambini. In seguito, lavorare con lo schema proprio del bambino: il loro senso di colpa, la loro vergogna, la loro vulnerabilità, e così via. Poi ci sono due aspetti che sono assolutamente cruciali.

Il primo lo ricaviamo dai bambini che sono abusati e maltrattati emotivamente durante la loro infanzia, chiediamo loro: “Allora, in che modo sei sopravvissuto?”. E sopravvivono perché in un’altra città hanno un nonno che non vedono mai, o solo durante le vacanze – vi racconto esempi reali, non me ne sto inventando nessuno – o c’è qualcuno nella loro vita che non è una figura di attaccamento, dato che non trascorre tempo a sufficienza con il bambino, ma qualcuno nella loro vita a cui i bambini sono consapevoli di stare a cuore. E avere questa consapevolezza nella propria testa, e mantenere qualche contatto con questa persona è ciò che a volte salva questi bambini. Quindi dobbiamo assicurarci che questi bambini abbiano qualcuno nella loro vita.

L’ultima è assolutamente cruciale, perché se i bambini riescono almeno ad andare bene a scuola, e a non ottenere risultati insufficienti, in quel caso hanno almeno un sentimento, un certo sentimento di autostima, e saranno anche in grado di funzionare nella società. Così, voglio lasciarvi con una traccia molto rapida su come affrontare questi casi. Le informazioni iniziali sui bambini e sulle famiglie devono essere suddivise in quei livelli che vi ho illustrato, e se si hanno informazioni su uno di questi livelli bisogna cercarne anche per gli altri. Quindi, se sei un maestro e noti che questo bambino è molto aggressivo, è molto infelice, non impara, non viene sempre a scuola, allora devi trovare un modo per scoprire come siano le interazioni genitore-bambino, e poi chiedere a qualcuno di scoprire se ci sono problemi di salute mentale, o di abuso di alcool o droghe, o di violenza domestica, dove abita, e così via. Dunque, se ci sono informazioni su livello, bisogna cercare le informazioni sugli altri. Nel livello 2, cioè nelle interazioni genitore-bambino si cercheranno le descrizioni delle interazioni che abbiamo menzionato. È molto utile suddividerle in categorie.

Ora, questo prossimo numero cinque è davvero molto, molto importante, perché – come abbiamo detto all’inizio, quando vi ho fornito la lista di tutte le difficoltà e, l’inutile ma importante lista sui bambini – bisogna assicurarsi che le difficoltà che ha il bambino non siano dovute, o meglio, non abbiano niente a che fare con l’abuso emotivo. E ancora, il Professor Chicoine questa mattina ha accennato che a volte i bambini necessitano dei trattamenti medici; in realtà potrebbero soffrire di ADHD (Attention Deficit Hyperactivity Disorder), per ogni medicamento somministrato dobbiamo assicurarci che alcune delle difficoltà non necessitino un trattamento più specifico, ma solamente assicurarci che siano questi a essere somministrati; poi dobbiamo scoprire quanto è grave; e in seguito mettere in atto l’intervento, che dipende dal fattore del tempo, limitato. Dobbiamo ricordarci gli altri problemi e poi, magari, ci sarà un miglioramento o non ci sarà un miglioramento. Possiamo avere bisogno di esercitare un po’ di pressione sui genitori, e se loro non s’immischiano, comunque dobbiamo decidere se si tratta di un bambino che ha effettivamente bisogno di cure al di fuori della famiglia; ma alcuni bambini sarebbero troppo grandi e allora dovremmo aiutarli a farcela all’interno della famiglia.

Dunque, le conclusioni sono: non vi ho fornito alcuna epidemiologia perché non dispongo dell’epidemiologia delle vostre nazioni, ma posso dirvi che in Inghilterra - in realtà nel Regno Unito – l’abuso emotivo è - a ragione - è la seconda forma più comune del maltrattamento infantile, e se si tiene conto che l’80% dei bambini che sono maltrattati fisicamente sono anche abusati emotivamente – si tratta di ricerche – e che l’80% dei bambini che sono trascurati - e la trascuratezza è la forma più comune di maltrattamento infantile da parte dei padri – sono anche abusati emotivamente e trascurati emotivamente. L’abuso e la trascuratezza emotivi sono probabilmente la forma più comune. È utile organizzare le informazioni in quei livelli. L’interazione genitore-bambino sta dove si trova l’abuso emotivo. È possibile intervenire senza dovere mettere il bambino sotto tutela indicendo un’udienza, ma alcuni bambini, pochi di loro, avranno bisogno delle cure alternative. E questo si riferisce a un documento che è in stampa per una rivista chiamata Child Abuse and Neglect – dicono che uscirà nel 2011 ma non uscirà prima del 2012 – dove stanno scritti alcuni di queste esternazioni. E se qualcuno di voi volesse contattarmi per e-mail per ottenere ulteriori informazioni, se volete la presentazione, torno indietro al mio indirizzo e-mail, che si trova all’inizio. Vi ringrazio!

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