Atti del congresso

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Louisette Hurni Caille
Lettera di benvenuto

Riassunto

Signore e signori, cari partecipanti al Congresso, Cara Signora Caranzano,

Vi saluto molto calorosamente a quest’importante Congresso e ringrazio la Signora Caranzano d’avermi confidato l’introduzione.

 

È stato nel 1975 che ho cominciato a occuparmi di maltrattamenti (del bambino). Non conoscendo l’inglese, ho dovuto aspettare la traduzione in tedesco dei libri di Kempe e Helfer. Per quanto riguarda gli altri grandi autori del maltrattamento della mia epoca, ho avuto la fortuna sia d’intravvederli sia di scambiare qualche parola, ma innanzitutto li ho letti. Quando mi son resa conto che in Svizzera il maltrattamento esisteva, è stata una coincidenza l’aver visto, in un libro tascabile, che un professore di sociologia di Berlino aveva pubblicato con i suoi studenti, il primissimo libro in lingua tedesca sul maltrattamento. Si trattava di Reinhard Wolff. Poi ho sentito parlare di un grande Congresso tenutosi a Ginevra, organizzato dal professore di pediatria P.E. Ferrier. Era stato assistente di Kempe ed è lui che lo ha spinto a organizzarlo. Illustrandovi quali fossero le difficoltà dell’epoca per procurarsi delle informazioni, vi dirò inoltre che è a Ginevra che ho saputo che il professore di pediatria di K. Zuppinger vi aveva preso parte. In generale, almeno agli inizi, ho avuto l’impressione che il maltrattamento fosse riservato ai medici. Ho letto i libri di M. Manciaux, P. Straus e di Tomkiewicz di Parigi. Durante un Congresso a Vienna ho avuto la fortuna d’incontrare gli austriaci H. Czermak e G. Pernhaupt, lo svedese Zetterström, grazie al quale, la Svezia ha iscritto nella legge il divieto d’infliggere punizioni fisiche ai bambini dal 1979, l’Anno Internazionale del Bambino.

Discorso completo

È stato nel 1975 che ho cominciato a occuparmi di maltrattamenti (del bambino). Non conoscendo l’inglese, ho dovuto aspettare la traduzione in tedesco dei libri di Kempe e Helfer. Per quanto riguarda gli altri grandi autori del maltrattamento della mia epoca, ho avuto la fortuna sia d’intravvederli sia di scambiare qualche parola, ma innanzitutto li ho letti. Quando mi son resa conto che in Svizzera il maltrattamento esisteva, è stata una coincidenza l’aver visto, in un libro tascabile, che un professore di sociologia di Berlino aveva pubblicato con i suoi studenti, il primissimo libro in lingua tedesca sul maltrattamento. Si trattava di Reinhard Wolff. Poi ho sentito parlare di un grande Congresso tenutosi a Ginevra, organizzato dal professore di pediatria P.E. Ferrier. Era stato assistente di Kempe ed è lui che lo ha spinto a organizzarlo. Illustrandovi quali fossero le difficoltà dell’epoca per procurarsi delle informazioni, vi dirò inoltre che è a Ginevra che ho saputo che il professore di pediatria di K. Zuppinger vi aveva preso parte. In generale, almeno agli inizi, ho avuto l’impressione che il maltrattamento fosse riservato ai medici. Ho letto i libri di M. Manciaux, P. Straus e di Tomkiewicz di Parigi. Durante un Congresso a Vienna ho avuto la fortuna d’incontrare gli austriaci H. Czermak e G. Pernhaupt, lo svedese Zetterström, grazie al quale, la Svezia ha iscritto nella legge il divieto d’infliggere punizioni fisiche ai bambini dal 1979, l’Anno Internazionale del Bambino.

Ho dunque letto molto, sia sulla violenza fisica, che psichica e sessuale. Tuttavia, c’è una parte che oggi ancora mi manca: come approcciare una famiglia nella quale i bambini sono maltrattati? Wolff una volta ha detto che si sentiva bene quando le tazze volano attraverso la cucina. Ne fui così stordita, che non ho più sentito il resto della frase.

Insomma, ciò che mi sembra mancare davvero, è la trasmissione del sapere per aiutare i genitori a smettere di maltrattare i bambini. Ciò che bisognerebbe fare, in Svizzera e forse anche altrove, è creare dei centri dove ci si possa formare ad aiutare i genitori a vivere in modo pacifico con i loro bambini.

A Losanna, la dottoressa Odette Masson ha fondato un’ “Unità di Terapia Familiare e di Prevenzione” dove giovani medici e assistenti sociali possono formarsi in questo genere d’intervento. Nonostante gli sforzi profusi dai vertici, i responsabili politici non hanno voluto investire più soldi e quest’istituto ha dovuto chiudere i battenti. Più tardi, il Dottor Tonnella ha voluto creare, per i medici svizzeri, un centro di formazione e sono i suoi colleghi medici che l’hanno affondato.

Io stessa ho avuto delle difficoltà occasionate da persone che desideravano ingaggiarsi in un altro modo. Mi sembra un fenomeno che merita d’essere approfondito, poiché brucia molta energia, mentre c’è moltissimo da fare.

Riassumendo, fate qualcosa affinché si possa aiutare i genitori a crescere i loro bambini, ciò che hanno di più caro, senza maltrattarli in un modo o in un altro.

Buon Congresso e buona continuazione

Louisette Hurni-Caille

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